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Ho incontrato l'uomo che ha sconvolto la musica
di [user #14861] - pubblicato il

L'uomo seduto accanto a me ha movenze lente ma decise, i suoi modi sono gentili e aristocratici. Gli occhi, chiari e trasparenti, mi guardano con interesse. Le sue mani, lunghe e affusolate, gesticolano piano disegnando forme leggere nell'aria quando risponde alle mie domande. Non è più giovane, a parte gli occhi, che sono rimasti quelli di un bambino. Siamo seduti ad un tavolo ovale, di legno scuro; mentre mi parla, con la coda dello sguardo indovino i contorni della stanza in cui ci ha ricevuto. Non riesco a credere di essere seduto a casa sua, a Londra. Mi fa scivolare di fronte una tazza di tè preparata da sua moglie, Judy Lockhart Smith, ancora così bella nonostante l'età. Anche lei con gli occhi chiarissimi e sorridenti. Assaggiamo i pasticcini.

L'uomo seduto accanto a me a volte smette di parlare e ascolta le mie domande con interesse e attenzione. A tratti abbozza un leggero sorriso, che gli illumina ancora di più gli occhi. Ho dato la caccia a quest'uomo per tanti anni, senza essere mai riuscito a trovarlo o a contattarlo, fino a poco tempo fa, in maniera assolutamente imprevista. Ma questa è storia recente; la sua storia invece è molto più vecchia. È la prima volta che lo incontro e non riesco a credere di trovarmelo finalmente accanto. Ho avuto la fortuna di incontrare qualche personaggio importante, nella mia vita, ma quest'uomo... ho mille domande da fargli, da mille anni a questa parte, ci sono mille cose che vorrei chiedergli: l'accordo iniziale di "A Hard Day's Night", le semicrome di "Help!", l'assolo di "Till There Was You", quali e quanti fossero i suoi interventi all'interno di ogni pezzo dei Beatles.

Ed ora sono qui, e non riesco a distogliere lo sguardo da quelle mani lunghe ed eleganti, che in tempi andati hanno accarezzato cursori di antiquati e improbabili banchi di missaggio negli studi di Abbey Road, a Londra. La sua camicia aperta sul collo, di un azzurro pallido, sembra la stessa che ho visto in innumerevoli vecchie fotografie che lo ritraevano insieme a quattro ragazzi di Liverpool, in un'epoca straordinaria in cui loro cinque erano occupati a sciogliere, ricomporre e definire con intelligenza e autorità i confini della storia della musica pop. Non riesco a fargli neanche una domanda, e glielo dico. Sorride.

L'uomo seduto accanto a me ha scritto un libro, nel 1993, dal titolo suggestivo: Summer of Love. Il sottotitolo era The Making of Sgt. Pepper. Il suo nome è George Martin, e per me e milioni di altri non è mai stato un uomo qualsiasi. Mai. Il suo è un libro introvabile in Italia, perché misteriosamente non è mai stato tradotto, anche se è stato citato - a volte a sproposito - in innumerevoli testi pubblicati nel nostro paese. Sono finalmente riuscito ad acquistarne i diritti, l'ho tradotto con cura e amore, e prima di pubblicarlo in Italia mi trovo a Londra, in un loft davanti a Hyde Park, a casa sua, per incontrarlo finalmente di persona. E ora, in questa giornata di sole sono accanto a George Martin e provo una sensazione ineffabile: da una parte è come se fossi entrato in una storia mille volte più grande di me, e dall'altra tutto mi sembra assolutamente semplice e familiare. La luce bassa, il tono pacato della sua voce nasale che ho imparato a conoscere così bene in tutte le interviste che ho visto negli ultimi quarant'anni; l'arredamento semplice e la grazia di quel momento, il tè e i pasticcini, il suo sguardo cortese e la sua attenzione. Dovrei sentirmi sopraffatto, ed invece tutto contribuisce misteriosamente a rendere questo scenario magicamente familiare; è incredibile cosa possa fare il tempo: improvvisamente è come se fossi andato a trovare un vecchio zio, che mi racconta tranquillamente e con affetto di parenti comuni, nominandoli uno per uno, ed è come se li conoscessi tutti perfettamente anch'io. "Ho parlato con Paul, sai, la settimana scorsa."

L'uomo seduto accanto a me ascolta attento mentre gli spiego che da piccolo mia madre mi impedì di andare al cinema Adriano, a Roma, a vedere i Beatles, perché avevo solo dieci anni. I Beatles a Roma... quel ricordo, le foto dell'epoca: tutto quello che ha a che fare con quel concerto da più di quattro decenni fa parte della storia, dell'immaginario di ogni beatlesiano. E lui... lui si piega lentamente verso sua moglie: "Abbiamo mai portato i ragazzi a Roma, Judy? Non me lo ricordo". Sì, Sir George, sì, li hai portati a Roma, ti assicuro che l'hai fatto, gli avrei voluto gridare. Li hai portati i ragazzi a Roma, a Genova e a Milano, io lo so bene. Li hai portati eccome. Ancora se ne parla, di quei pochi unici concerti del '65. Eravamo ragazzini, tutti quanti, ma eravamo tantissimi.
L'uomo seduto accanto a me ha inventato, interpretato, sconvolto i confini della musica pop. Quel disco dal titolo impronunciabile, Sgt Pepper's Lonely Hearts Club Band, è praticamente un suo esperimento creativo. Chi scrive ricorda benissimo la fila di ragazzi che aspettavano di entrare nel negozio a comprarlo, i movimenti febbrili per tirare fuori il disco dalla busta per poi ascoltarlo, la sorpresa della mancanza assoluta di solchi sul vinile che avrebbero dovuto separare un pezzo dall'altro, i gadget di cartoncino contenuti all'interno della doppia copertina, i testi stampati sopra, i suoni incredibili. E tutto questo quando Revolver e Rubber Soul avevano già lasciato tutti senza fiato. Chi scrive ricorda con esattezza la puntina del giradischi che si muoveva agile tra la seconda traccia e la terza, e come è stato necessario fermarsi, tirare il fiato, togliere la puntina, raccogliere le idee, muti, e pensare "è troppo, non è possibile che sia tutto così straordinario". Eravamo tre amici, raccolti in una stanza, davanti ad una fonovaligia di Selezione, sconvolti da quanto stavamo ascoltando. Dopo "Sgt. Pepper", senza un attimo di tregua, avevamo ascoltato "From A Little Help From My Friends" e "Lucy In The Sky", ma non abbiamo avuto la forza di andare avanti. Quel disco era assolutamente fuori del mondo. E non avevamo ancora sentito "Getting Better", "Fixing A Hole", o "A Day In The Life".

L'uomo seduto accanto a me si muove piano e sembra molto contento di raccontare. Il momento è surreale, è magico, incredibile, interrotto soltanto dagli scatti della macchina fotografica di Emanuela Crosetti. Sono scatti leggeri, rarefatti, attenti, fatti in punta di piedi, con dolcezza, per non rompere quella magia così palpabile. Pochissimi, per non disturbare. Attenti a tutto quanto accade in quella stanza e a quello che c'è dietro le pieghe del viso di quell'uomo.
E l'uomo seduto accanto a me tesse racconti e snocciola aneddoti. Racconta episodi che conosco perfettamente fin da quando ero bambino, anche se li ho sentiti raccontare solo da altri, anche se li ho letti su un libro o visti di quando in quando in spezzoni di trasmissioni televisive. Ma quest'uomo è il protagonista vero, reale, assoluto. Di quando in quando si ferma, come a ricordare meglio, guardando leggermente verso l'alto, a pensare, a ricordare, per poi riprendere con rinnovata convinzione riabbassando lo sguardo con decisione verso di me. Io gli spiego che quando ho sentito "Please Please Me" per la prima volta nel '63 ero semplicemente un bambino del tutto lontano dalla musica e ignaro dell'esistenza dei Beatles, della musica, del pop, di un 'middle eight', dell'importanza di un inciso, di un riff, di come si armonizza una parte vocale, di cosa fosse una Country Gentleman. Tabula rasa. Nessun interesse, a parte i treni elettrici e le figurine dei calciatori. Poi qualcuno mette cinquanta lire in un juke-box per sentire quel 45 giri, e quel bambino rimane a bocca aperta, smette di fare qualsiasi cosa stia facendo, rimane impietrito ad ascoltare, ha la pelle d'oca. Come è possibile, Sir George, me lo spieghi lei. Soltanto lei, Sir George, può spiegarmelo. Cosa spinge un bambino privo di qualsiasi frequenza con la musica ad alzarsi dalle sue occupazioni, impietrito, e ad avere la pelle d'oca dovunque. Cosa c'era là dentro, cosa diavolo aveva quella musica, quei cori, che razza di sortilegio avevate preparato. Da quel momento non ho potuto più pensare ad altro che a comprare una chitarra e a suonare come avevo sentito in quel 45 giri, e la mia vita è cambiata totalmente fino ad oggi.

L'uomo seduto accanto a me abbozza un sorriso, mi guarda dritto dentro gli occhi per un periodo che mi sembra un'infinità, e finalmente risponde: "Tu sai cos'è". Ed ha ragione. Certo che lo so.
L'uomo che siede accanto a me si alza, quando gli spiego che dobbiamo andare, e ci abbracciamo e baciamo, come parenti affettuosi che si salutano. Grazie davvero, Sir George. Love Is All You Need. 

george martin interviste
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Commenti
Grazie
di hooker [user #8860] - commento del 12/09/2008 ore 16:1
Grazie per il bellissimo articolo, non conoscevo questo grande! Zeno
Rispondi
Re: Grazie
di Cryst975 [user #11528] - commento del 13/09/2008 ore 02:2
quoto totalmente...mi sono emozionato... e Sgt. Pepper è bellissimo!!!!
Rispondi
I grandi sono tali
di Kata_ts [user #2290] - commento del 12/09/2008 ore 16:3
......... "naturalmente" ;) E la cosa che dovrebber sempre far riflettere molto profondamente - non si atteggiano, non si danno arie da star, non hanno assolutamente 'manie di protagonismo', ..... sono solo sè stessi: SEMPRE !!! Per questo sono felici (come traspare dal tuo articolo) Grazie a te Paolo Somigli per il bellissimo racconto di questo incontro che hai aspettato/sperato per tanto tanto tempo e mi è piaciuto molto come hai concluso l'articolo: con la sua 'disarmante' risposta ("Tu sai cos'è") Grazie ancora ;)
Rispondi
Non ci credo
di frapo [user #2542] - commento del 12/09/2008 ore 17:0
Scusa Hooker, ma non ci credo..essere iscritti ad Accordo (e non da poco visto il numero) e non conoscere George Martin è pari ad essere Inglesi e non sapere chi è la regina Elisabetta (II) Scusa di nuovo... Frapo
Rispondi
Re: Non ci credo
di hooker [user #8860] - commento del 15/09/2008 ore 07:4
... e se pensi che ho anche degli avi scozzessi, la mia colpa è ancora maggiore!!!!
Rispondi
Le note suoi dischi..
di frapo [user #2542] - commento del 12/09/2008 ore 17:0
Leggerle sempre avidamente ragazzi ..e' un buon modo per "capire" cosa si stà ascoltando...purtroppo con l'MP3... Sono proprio vecchio, scusate ragazzi Frapo
Rispondi
Re: Le note suoi dischi..
di LucaBlues88 utente non più registrato - commento del 12/09/2008 ore 19:4
secondo me continua a farlo chiunque...
Rispondi
Grazie
di triumph utente non più registrato - commento del 12/09/2008 ore 17:2
Grazie, veramente per questo racconto che ci hai regalato:-D Saluti
Rispondi
OK, ma che ti ha detto?
di melody [user #1994] - commento del 12/09/2008 ore 17:4
Scherzo, ovviamente! Però una cosa vorrei saperla: se sai "cos'è", dimmelo! Nel 63 mancavano 5 anni al mio arrivo su questa terra, ma posso dire di essere cresciuto a pane e Beatles. Mia mamma, australiana, grande fan del quartetto, aveva dischi loro da tutte le parti. Oggi amo appassionatamente Abbey Road e Let it Be, e molto mi piace, quasi tutto, del resto, ma "still I don't get it!". Che razza di stregoneria può avere mai scatenato la Beatlesmania nel mondo? Tutti la danno per scontata, ma in realtà è un fenomeno incredibile. Per essere bravi, eran bravi. Alcune cose, poi, assolutamente geniali. Ma non erano gli unici. Non sono stati i primi, non i più belli, non i più trasgressivi ... C
Rispondi
Re: OK, ma che ti ha detto?
di caesar [user #15734] - commento del 12/09/2008 ore 18:0
Concordo con melody...a me nel 63 mancavano 27 di anni per arrivare su questo mondo. Ascolto di tutto e capisco che i beatles sono stati dei grandi...geniali...rivoluzionari...ma in quel periodo già si stavano facendo vedere altri gruppi tali a loro no? (naturalmente pongo la mia domanda da completo ignorante, poiché non conosco molto bene la storia musicale di quel periodo). Comunque complimentoni per il tuo articolo!
Rispondi
c'mon, c'mon
di robogg [user #204] - commento del 12/09/2008 ore 19:4
Quando usci' Please Please Me facevo la seconda media. Ricordo perfettamente il brivido che tutti noi teenagers provammo. Ricordo in particolare il mio amico Nino che, quando gliela feci sentire, rimase a bocca aperta e non disse nulla tranne un gigantesco c.... Quel c'mon c'mon di John sta nelle mie arterie insieme alle piastrine e ai globuli rossi. Proprio oggi ho dovuto fare parecchie ore di macchina in autostrada da solo. Ho caricato nell'iPod tutti gli oltre brani ufficiali dei Beatles e ho cantato come un forsennato tutto il tempo, tuttora incredulo che 5 (non 4 ma 5) sole persone abbiano potuto fare cose cosi' grandi, cosi' innovative, cosi' perefette. Come ti invidio! Prendere il the coi pasticcini a casa di Sir George Martin....magari, da buon inglese, ti ha parlato anche del tempo.
Rispondi
che emozione leggere
di paolinocanevari [user #3491] - commento del 12/09/2008 ore 19:5
che emozione leggere questo articolo ! sono solo un'altro cresciuto a pane e Betles. Ora aspetto con ansia l'edizione italiana del libro di Sir George....quando uscira ? e per quale editore ? non vedo di averlo tra le mani !!!!! grazie ancora per aver condiviso queste emozioni Paolo
Rispondi
Mamma mia
di gwynnett [user #9523] - commento del 12/09/2008 ore 20:5
ma chi sei tu, cosa avrai mai fatto nella vita per meritare questo privilegio e come hai potuto gestire la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa nel momento dell'incontro. Per me sarebbe stato un problema sedere accanto all'uomo che ha ideato Sergeant Pepper e non avrei certamente retto il suo sguardo, figuriamoci poi rivolgergli la parola. Anche nei miei ricordi c'è la stanzetta con i tre amici quando con la testa china si ascoltava da una timida ed asmatica fonovaligia una musica immensa scaturita dal genio di quattro ragazzi e di George Martin. Quello che mi sconvolge e che quel signore vicino al quale sei seduto non so se ha la consapevolezza di aver cambiato non solo la musica ma l'atteggiamento ed i comportamenti di un'intera generazione. Non parlo più.
Rispondi
something
di franklinus [user #15063] - commento del 13/09/2008 ore 00:0
Something è la 1*canzone dei B.che ho sentito;ero impastato di rock, progressive,jazz etc.Poi, un' amico,mi chiede gli accordi di something:la snobbo,li trovo,do' gli accordi,però....non è male,penso,e le altre?"Vuoi ascoltare "Sergente Peppe lolli art etc..etc....?,"mi chiede il giorno dopo l'amico;"vabbè",gli rispondo,"sentiamolo!"Ho ancora l'LP originale,domani lo restituerò al mio amico,l'ho ascoltato e consumato per 30 anni:sono stati gli occhi di sir George Martin,il 5°beatles,a convincermi a ridarlo!Ho il cd,l'mp3,il dvd,l'x,l'y,la z,il w del sergente....ma non è la stessa cosa!
Rispondi
Un Genio
di paul-blues [user #2450] - commento del 13/09/2008 ore 00:3
Parecchie persone, forse troppe, non sanno chi è questo signore e quello che ha fatto per la musica. Senza George Martin i Beatles non sarebbero stati i Beatles. Paul e John avevano delle grandi idee e un talento musicale unico ma credo che, senza il suo contributo e la sua competenza musicale, non sarebbero riusciti a farle diventare quelle pietre miliari della musica che ancora oggi, dopo ben 40 anni, sono il punto di riferimento di molti musicisti e ogni volta che le ascolti ti fanno venire i brividi.
Rispondi
Due precisazioni :-)
di alberto [user #3] - commento del 13/09/2008 ore 00:4
Per Gynnett: il "chi sei tu" certo non è Sir George, ma è Paolo Somigli, musicista, musicofilo e colonna portante di Chitarre. E se c'era uno con capacità e titoli per meritare questa intervista, è proprio Paolo. Quindi lo ringrazio a nome di Accordo per questa anticipazione e ringrazio La Maggre presidenta di tutti noi donn Aurelia per averci regalato questa chicca. Per Paolino: indovina a cosa sarà dedicato lo stand di Chitarre (attiguo a quello di Accordo) a SHG :-)
Rispondi
Re: Due precisazioni :-)
di gwynnett [user #9523] - commento del 13/09/2008 ore 09:0
Naturalmente, Alberto, conosco benissimo il curriculum dell'autore ma sono invidioso lo stesso. Ho praticamente vissuto con i Beatles dal '64 alla fine. Modesto bassista in quegli anni, fortunato possessore di un Hofner Violin Bass a 18 anni ero in Gran Bretagna in pellegrinaggio. Londra, Liverpool, Woolton, il Cavern e Carnaby e volevo vedere "le buche dell'"Albert Hall". Ho vissuto a pieno il cambiamento non tanto della musica quanto del costume: liceale compito e tristemente perbenista l'anno prima, "guru" e capelli lunghi l'anno dopo. Revolver non era più ascoltabile, ho dovuto ricomprarlo, il 45 di help e Ticket to ride mi stringeva la gola impedendomi di respirare e poi Sergeant Pepper, l'apoteosi. Mi emozionava il fatto di come si potessero solo pensare brani di quel genere, sapevo di George Martin e di Epstein ma le capacità critiche erano diverse e pensavo che il merito fosse soltanto dei Quattro. Oggi ho sessant'anni e conservo gelosamente quarantatre anni di ricordi e di emozioni cronologicamente allineate come in un almanacco maniacale. A parte il corredo di splendide immagini e l'invidia che ho spudoratamente manifestato penso che nessuno degli amici di Accordo abbia letto l'articolo in questione con la mia stessa enfasi ed al limite di una piacevole sofferenza forse perchè Paolo ci ha quasi sussurrato il suo scritto adeguando frasi e passaggi alla pacatezza della "persona a cui sedeva accanto" delicata metafora dell'autore molto ricorrente e finemente cesellata.
Rispondi
un grande.
di mattconfusion [user #13306] - commento del 13/09/2008 ore 00:4
una delle poche uniche voci autorevoli su quanto i beatles hanno fatto nella musica, con la loro musica. E lui li chiama "i ragazzi", come se fossero stati i suoi figli, in gita familiare. Sicuramente è stato un padre per loro in studio.
Rispondi
Ottimo articolo. Co
di Proton [user #11839] - commento del 13/09/2008 ore 03:0
Ottimo articolo. Complimenti. Esagero se dico che è stato un genio? Ciao
Rispondi
Scusate .....ancora
di Proton [user #11839] - commento del 13/09/2008 ore 03:0
Scusate .....ancora è un genio.
Rispondi
Quando compravo un L
di pone utente non più registrato - commento del 13/09/2008 ore 07:5
Quando compravo un LP dei Beatles era come comprare un libro. Si leggeva tutto della copertina, testi, notizie sulla produzione, tutto fino al nome dell'elettricista che aveva attaccato la spina degli amplificatori. E poi le dimensioni dell'oggetto, la stampa, trasmettevano il senso dell'importanza del prodotto. Mi rendo conto di essere vecchio come un sasso. C'è chi non sa chi è George Martin...E' così: tutto piano piano finisce nell'oblio. Va beh, bando alla tristezza. Vado alla cartelletta dove ho archiviato tutti gli mp3 dei ragazzi di Liverpool e mi preparo una playlist coi fiocchi da infilare nell' ipod! (ma cosa sono diventato?) Grazie per il bell'articolo.
Rispondi
Nato nel '64
di gil [user #3958] - commento del 13/09/2008 ore 08:5
Fa niente che ora avrei dieci anni di più, ma mi sarebbe piaciuto vivere quel periodo in maggiore età, ma sono nato soltanto nel '64! Complimenti per l'articolo e per il libro che pubblicherai... grande!!!
Rispondi
Bellissimo articolo
di _fLIck_87 [user #3784] - commento del 13/09/2008 ore 11:2
Bellissimo articolo e stupende anche le foto! complimenti.
Rispondi
Quoto in pieno, bell
di abxx [user #13167] - commento del 13/09/2008 ore 12:5
Quoto in pieno, bellissimo articolo, complimenti!
Rispondi
Bello, bellissimo, g
di Daniele Bazzani utente non più registrato - commento del 13/09/2008 ore 14:1
Bello, bellissimo, grazie Paolo. E brava Emanuela per le fotografie, splendide.
Rispondi
Brividi ed emozioni....
di Rick_o_Sound [user #15783] - commento del 14/09/2008 ore 10:2
Grazie x le emozioni che ci hai fatto provare....Dovremmo ringraziarlo tutti x ciò che ha donato all'umanità........I Beatles hanno dato un senso alla mia vita.....GRAZIE DI ESISTERE!!
Rispondi
...non si fa così...
di badge [user #2868] - commento del 14/09/2008 ore 11:3
E no, Paolo, non si fa così! Ma come? Hai incontrato il dio della (nostra) musica, e ci racconti solo queste cose? Ok le tue sensazioni (come ti invidio), ok le sensazioni che abbiamo provato nel ritrovarci in quei giorni, ok sapere che - come tutti i veri Grandi - Mister George Martin è una persona piacevole e non presuntuosa e piena di carisma.... ma.... Ma come, non gli hai chiesto nulla di tutte le cose che vorremmo sapere noi immarcescibili adepti del beatlesianesimo? Che so: qualche piccolo segreto, un aneddoto sulla nascita di una canzone, come nasceva un pezzo e come lavorava con i Quattro per farlo diventare una pietra miliare della Musica. E la verità sul roof-concert?: come mai non ho mai letto da nessuna parte che il Get Back che sentiamo sul disco e che fa da colonna sonora al video non può essere il suono in presa diretta dal vivo (ho detto una cretinata?). Comunque grazie per l'articolo: è sempre magico ricalarsi in quel periodo.
Rispondi
bellissima intervist
di yasodanandana [user #699] - commento del 16/09/2008 ore 02:4
bellissima intervista... ad uno dei piu' grandi costruttori di suono di sempre
Rispondi
...emozionante e commovente...
di strat65 [user #202] - commento del 16/09/2008 ore 08:5
Sir George (classe 1926, come sua Maestà) ha avuto il merito di reinventare il pop, ponendolo su basi mai sentite prima. Ha avuto il coraggio – lui, musicista di estrazione classica – di accettare la sfida, di rimettersi in discussione, ascoltando le idee dei “suoi ragazzi” ed elaborandole con loro. Da una serie di coincidenze più o meno fortuite – il rifiuto dei “ragazzi” da parte di un’altra casa discografica, il suggerimento dato a Brian Epstein da un impiegato della HMV di proporre il materiale alla Parlophone e, non ultimo, il fatto che poi loro quattro si tovassero proprio a dover lavorare con questo signore dall’aspetto aristocratico – nacque una sinergia capace di sconvolgere la musica pop, dando luogo al più importante fenomeno musicale degli ultimi cinquant’anni.
Rispondi
...non si fa così...
di paolosomigli [user #14861] - commento del 29/09/2008 ore 11:4
Mi rendo conto di non avere detto molto a proposito dei contenuti dell'intervista a Sir George, e chiedo scusa a tutti, ma quello che mi interessava condividere con voi in questo spazio era l'atmosfera, tranquilla e surreale, di un incontro fatto della stessa pasta di cui sono costruiti i sogni. Devo comunque specificare che George Martin, piu' che ottantenne, e' stato il primo a spiegarmi che i dettagli di cui andavo chiedendogli conto, tutte quelle migliaia di domande che io - come ciascuno di voi che in quel momento rappresentavo - per lui non avevano piu' un contorno preciso e definito. Molte volte, mi diceva, si e' trovato addirittura in contrasto con Paul nel ricordare certi passaggi, certi avvenimenti. E i due hanno finito col dirsi "Paul, se neanche io e te ci troviamo d'accordo su chi ha fatto cosa in questo o in quel pezzo, come possono mai stabilirlo altre persone?" Si e' limitato, per cosi' dire, a ribadire tutto quello che ha spiegato nel libro, che non e' poco. In un'occasione si e' messo a canticchiarmi sommessamente "Can't Buy Me Love", per spiegarmi come il suo lavoro principale consistesse semplicemente nello stabilire quale sezione di un pezzo andasse prima, o dopo. Io non credo a Sir George; credo invece che il suo lavoro sia stato monumentale e pervasivo, ed i risultati li conosciamo tutti. E' tutto scritto nel libro, che si legge, devo essere sincero, con le lacrime negli occhi.
Rispondi
thanks george
di beatlepaul [user #15168] - commento del 11/11/2008 ore 12:4
...che dire...solamente: "thanks beatlegeorge"...e non mi riferisco al'altro beatlegeorge (harrison)...lui è veramente il quinto beatle
Rispondi
l'ho letto !
di paolinocanevari [user #3491] - commento del 25/11/2008 ore 16:1
Ho appena terminato di leggere "Summer of Love". Di proposito, con forza di volontà, non l'ho letto tutto d'un fiato! me lo sono gustato e centellinato, rileggendomi contemporaneamente alcune parti di altri libri sui Fab Four. Grazie ancora, sig. Somigli, per aver tradotto e fatto pubblicare questa intensa testimonianza di un epoca irripetibile e di una musica immortale. Paolo
Rispondi
Un grande uomo, una
di Fabuloso [user #18581] - commento del 12/06/2009 ore 17:2
Un grande uomo, una grande fortuna e un grande articolo. Complimenti e grazie. In particolare mi è piaciuta l'ultima parte, da: "....Io gli spiego che quando ho sentito "Please Please Me" per la prima volta nel '63..." fino a: "...Da quel momento non ho potuto più pensare ad altro che a comprare una chitarra e a suonare come avevo sentito in quel 45 giri, e la mia vita è cambiata totalmente fino ad oggi". E' come se l'avessi scritto io, anche se sono nato solo nel... 1983! :-)
Rispondi
Un Volto - un' Anima
di mononoke [user #19635] - commento del 17/06/2009 ore 16:5
Grazie dell'articolo che mi ha fatto sognare come gli scritti di Proust. I ritratti della Crosetti sono meravigliosi e colgono l'acume e la profondità di George Martin. Un volto da giovane-vecchio saggio che tanto ha visto e tanto ha da raccontare. Un'Anima che ha intrecciato con altre quattro grandi Anime...
Rispondi
Il tuo articolo mi ha dato una grossa ...
di stefano53 [user #26833] - commento del 04/03/2011 ore 12:1
Il tuo articolo mi ha dato una grossa emozione.Ho visto i Beatles a Milano (avevo 12 anni),sono ancora un loro fan sfegatato e ho suonato per anni in una cover band con repertorio dagli esordi al '65 ,l'unico eseguibile dal vivo senza basi,con strumentazione per quanto possibile molto simile alla loro (avevo anche la Ric a scala corta di John,ma si scordava dopo un minuto persino con corde 0'11),Vox compresi,non mixati e messi su una sedia per spettinare gli spettatori della prima fila!
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