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Il primo amplificatore per chitarra della storia
Il primo amplificatore per chitarra della storia
di [user #17844] - pubblicato il

Prima di Fender e Gibson, la necessità di volume aveva spinto dei veri pionieri a gettare le basi del primo amplificatore per chitarra. Ecco la sua storia.
L'amplificatore, nel senso elettronico del termine, è nato nel 1909, quando Lee De Forest inventò il triodo. Primo esempio di valvola così come la conosciamo oggi, il dispositivo era a sua volta un'evoluzione dell'Audion a due conduttori prodotto dallo stesso De Forest a partire dal 1906.

Fu una svolta per il mondo scientifico, eppure l'efficienza dei primi circuiti di amplificazione audio era ridicola se paragonata a quelli moderni e, se si pensa che il concetto di altoparlante avrebbe preso forma solo decenni dopo, si può immaginare quale fosse lo stato delle cose.
Il cono altoparlante fu inventato solo nel 1925. Prima di allora, i sistemi per tentare di dare voce a segnali e suoni erano acustici, come i corni dei grammofoni. Tuttavia, già allora l'enorme potenziale del triodo di De Forest e del concetto di amplificazione in elettronica era stato colto a pieno.

In foto il Western Electric Mechanical Amplifier, quello che è oggi riconosciuto come il primo amplificatore audio della storia, in mostra nel 2013 all'Audio History Library & Museum di Louis Manno. Come si può immaginare, i sistemi valvolari che hanno fatto la storia della chitarra elettrica erano lungi dal prendere forma.

Il primo amplificatore per chitarra della storia

Per oltre un decennio, l'amplificazione audio si limitava a pochi watt o frazioni di essi. Prima della fine degli anni '20, le conoscenze elettroniche non erano tali da creare un dispositivo in grado di riprodurre una fonte sonora registrata a un volume maggiore di quello originale. I circuiti di allora potevano essere utili per la trasmissione di un telefono o di una radio, per riprodurre la musica di una big band in un appartamento, ma non per sovrastare il volume acustico di uno strumento ripreso e riproposto dal vivo nella stessa sede. Dal momento che il volume sprigionato dal cono sarebbe stato inferiore di quello prodotto dallo strumento stesso, non avrebbe avuto senso, e i musicisti ancora non consideravano quanto la loro vita sarebbe stata presto legata al circuito di un amplificatore audio.

I primi sistemi in grado di amplificare in maniera efficace un segnale audio erano costosi e ingombranti. Erano per lo più utilizzati in teatri e cinema ma, quando nel 1927 potettero fare a meno delle grosse batterie di cui avevano bisogno per funzionare, i musicisti cominciarono ad apprezzarli facendone parte integrante dei concerti in cui era richiesto un volume maggiore di quello acustico dei singoli strumenti. Era nato il PA: l'impianto Public Address.

Tracciare una linea di confine netta tra gli amplificatori dedicati alla chitarra e i normali impianti audio è difficile. È un dato di fatto che le due categorie si accavallassero e che spesso i musicisti dell'epoca si affidassero a comuni sistemi hi-fi (per quanto possano essere considerati hi-fi secondo gli standard odierni) per rendere udibile il proprio strumento sul palco.
Ciò che è certo è che, nei primi anni di vita, gli amplificatori appositi per chitarra erano molto diversi da come li conosciamo oggi.
La distorsione non era contemplata, se non in qualche raro caso e per lo più considerata un limite del circuito (quasi sempre al di sotto dei 10 watt di potenza e con altoparlanti di piccole dimensioni), non c'erano "canali" né equalizzatori o controlli di tono. Per lo più, si trattava di semplici casse con dentro un altoparlante inferiore ai 10 pollici con integrato il trasformatore di potenza, un circuito di amplificazione da una manciata di watt, un pulsante di accensione e una manopola del volume.

Il primo amplificatore per chitarra della storia

Quello in foto è l'amplificatore Stromberg prodotto tra il 1928 e il 1929. Secondo la scarsa documentazione giunta ai giorni nostri, è il primo amplificatore prodotto in serie espressamente dedicato agli strumenti a corda elettrificati.

L'immagine proviene da un'inserzione pubblicitaria del 1929 in cui l'amplificatore appare in tutto il suo splendore retrò, circondato da chitarre e banjo con pickup magnetici studiati per catturare le vibrazioni della tavola armonica. Non era il modo migliore per riprendere il suono di uno strumento elettrico, come si scoprii in seguito, e l'amplificatore finì presto nel dimenticatoio anche a causa di una certa diffidenza da parte del pubblico.

Pesante e costoso, aveva un piccolo altoparlante posizionato su un fianco e una serie di prese per i pickup. Questi venivano collegati mediante puntali a banana: i jack sarebbero diventati lo standard solo negli anni '30.

Purtroppo, non ci sono prove che un amplificatore simile sia arrivato ai giorni nostri, né funzionante, né fuori uso.

Il primo amplificatore per chitarra della storia

L'accoglienza da parte del mercato fu tutt'altro che calorosa. Lo Stromberg fu un flop, e l'amplificatore prodotto da Vega nel 1929 seguì una sorte simile.
I tempi non erano ancora maturi, ma correvano veloci. Nel 1932 Electro String Instruments, una squadra nata da National Stringed Instrument Corporation, mise a punto un pickup magnetico che rilevava la vibrazione delle corde anziché dei legni. Il progetto era di George Beauchamp, cofondatore di National e Rickenbacker, e il segnale risultava molto più potente rispetto a quello ottenuto coi vecchi sistemi. L'amplificatore messo in commercio di pari passo con il pickup - tra l'altro a un prezzo più accessibile rispetto agli esperimenti precedenti - risultava decisamente performante anche grazie al nuovo trasduttore. Nel 1934, l'amplificatore ricevette una nuova estetica e il marchio Rickenbacker.
Se lo Stromberg è stato il primo amplificatore in assoluto dedicato a uno strumento a corda elettrificato, si deve a Rickenbacker la vera molla che ha scatenato quanto avvenuto nei decenni successivi.

Prima di passare a Gibson, il chitarrista elettrico ante-litteram Alvino Rey amplificava i propri strumenti proprio con un modello Electro-Rickenbacker.



Quando nelle pagine della storia entra Gibson, si può già parlare di un mercato avviato e fervente per l'amplificazione. I combo sono ormai dotazione standard dei chitarristi nelle orchestre, ma anche nelle formazioni più piccole. La lapsteel con pickup magnetico e amplificatore audio a seguito porta le sonorità hawaiane in una nazione, gli Stati Uniti, che va incontro alla seconda grande guerra globale. Nomi come Dobro riempiono gli scaffali, e presto anche Fender ballerà con gli altri, avviando una nuova era della musica e gettando le basi per ogni singola nota (o quasi) suonata per tutto il secolo successivo.
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Commenti
di TidalRace [user #16055] - commento del 12/02/2018 ore 08:31:53
Tratto da un mio articolo per un altro forum:
"Di amplificatori per chitarra elettrica s’iniziò a parlarne nel 1928, quando alcune aziende esordirono con modelli dedicati, dotati di uno o due ingressi di tipo a banana o Amphenol, diventato lo standard negli anni ‘30, un solo controllo di volume per l’unico canale, una potenza inferiore ai dieci watt e altoparlanti di diametro non superiore ai dieci pollici. A volte erano dotati anche di tre ingressi e due canali, per strumenti e microfoni, ma di fatto i due canali si limitavano a due controlli di volume separati, senza controlli di tono. Le valvole utilizzate erano ben diverse dalle attuali e di maggiori dimensioni, inoltre alcuni modelli avevano solamente tre valvole, una sfasatrice, una finale e una raddrizzatrice, in pratica era soltanto un finale di potenza, non dotato di alcun controllo. Quando si aumentavano il numero delle valvole, dotando l’amplificatore di un rudimentale preampli, poteva non essere presente la sfasatrice, sostituita da un piccolo trasformatore-invertitore di fase, poi caduto in disuso. Il finale poteva essere formato o da una sola valvola in classe A (single-ended) o da una coppia di tubi in classe A1 (push-pull) e raramente un quartetto in classe AB1. Gli altoparlanti erano in alta impedenza, spesso 1.500 ohm, anziché gli attuali 4-32 ohm, quindi i trasformatori d’uscita adattavano due carichi abbastanza simili. Questo non permette di sostituire il solo speaker di questi modelli, con uno di tipo moderno, ma occorre anche sostituire il trasformatore. Le dimensioni erano molto compatte, in pratica uno chassis di ferro, che lasciava esternamente trasformatori e valvole, posizionato nel fondo di una scatola in legno, con un foro adeguato allo speaker installato. Gli ingressi e gli eventuali controlli, erano quindi posizionati nel retro e in fondo dell’ampli.
Sicuramente una tra le prime aziende fu la Stromberg-Voisinet, che nel 1928-1929 propose un modello d’amplificazione a due stadi, con almeno due ingressi e un singolo altoparlante al prezzo di 165 dollari, producendone appena qualche centinaio. Quest’azienda nata nel 1921 da un’altra precedente, cambiò ragione sociale nel 1931 diventando la Kay.
La Electro di cui ho già parlato a proposito di chitarre elettriche, produsse un modello nel 1932, chiamato The Speaker, a cui molte altre case si sono poi inspirate, era costituito da uno chassis in metallo contenuto all’interno di un cabinet in legno, che presentava un’apertura per lo speaker, due ingressi senza alcun controllo di volume e quattro tubi. Costava all’epoca circa 65 dollari."
Rispondi
di Pietro Paolo Falco [user #17844] - commento del 12/02/2018 ore 10:41:12
Grazie per l'approfondimento Tidal!
Rispondi
di superloco [user #24204] - commento del 12/02/2018 ore 08:47:34
molto interessante, sia l'articolo di accordo che l'estratto di Tidalrace. L'introduzione dell'amplificazione di chitarra e altri cordofoni sicuramente ha cambiato la storia.
Rispondi
di LuigiFalconio85 [user #42411] - commento del 12/02/2018 ore 19:04:35
Certo che vedere l'immagine qui sopra e poi guardare in giù dove sotto al tavolo del pc ho il mio ampli Line 6 Spider V 120 W fa' un po' impressione ...
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di tormaks [user #26740] - commento del 13/02/2018 ore 06:28:25
e dopo scarsi 80 anni arriva il Kemper.......
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