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Fender Squier: chi spende 1000 euro per una JV?
Fender Squier: chi spende 1000 euro per una JV?
di [user #3] - pubblicato il

Spesso si discute sul prezzo delle Squier valutate oltre €1000: alcune hanno le carte in regola per essere tra gli strumenti più appetibili di fine '900.
I primi anni '80 restano un periodo topico per Fender. Dopo 15 anni di gestione CBS, i nodi vengono al pettine e la gloriosa azienda di Fullerton rischia grosso. Le cause del tracollo sono da individuare nella mancanza di vision da parte di management e progettisti, incapaci di cogliere la nuova realtà di un mercato molto più attento a qualità e prezzo. Fino a metà anni '70, in assenza di una reale concorrenza, Fender può permettersi di continuare a tagliare la qualità a vantaggio dei profitti e di ridurre a zero gli investimenti in ricerca e sviluppo. Ma da metà del decennio cominciano a nascere in giro per gli States piccole aziende in grado di replicare la qualità della Golden Age. E come non bastasse ci si mettono anche i giapponesi, che propongono strumenti di alta qualità e prezzo da guerra aperta, vendendo chitarre migliori delle Fender a un quarto del prezzo.

È l'inizio di una crisi che - letta col senno di poi - produrrà effetti positivi, ma che al momento deve essere stato terribile. A fine anni '70 i conti non tornano e CBS ribalta il management, affidando il timone a tre vecchie volpi del settore strappate a Yamaha: John McLaren, William “Bill” Schultz e Dan Smith.

Quando si siedono alle loro nuove scrivanie in Valencia Drive, a Fullerton, i tre non hanno idea di quanto drammatica sia la situazione: là fuori non c'è più un musicista che acquisti una Fender, i prezzi delle chitarre pre-CBS stanno salendo alle stelle, i piccoli produttori fanno affari d'oro costruendo repliche artigianali, le giapponesi Tokai Gakki and FujiGen Gakki (produttrice di Ibanez) invadono il mondo con container di eccellenti repliche delle Fender pre-CBS.

L'unica possibilità è prendere il toro per le corna. I tre abili manager agiscono su due fronti: quello interno con una totale ristrutturazione della produzione in termini di design e qualità, quello esterno avviando una joint venture con due partner giapponesi per far produrre in Giappone da FujiGen Gakki validi strumenti di basso costo per l'esportazione e strumenti di alta gamma per il ricco mercato del Sol Levante. Il progetto prevede l'utilizzo del marchio Squier (brand di corde controllato da Fender fin dagli anni '60) per mantenere una chiara separazione con la produzione di Fullerton (peraltro ridotta al lumicino nel 1982 e cessata definitivamente due anni dopo) che mantiene il brand Fender.

La nuova proposta Fender USA è presentata al grande pubblico nel catalogo del 1982, quello che molti considerano il più bello nella storia Fender. Il richiamo al passato glorioso è evidentissimo fin dalla copertina, col ritorno alla paletta piccola, allo "spaghetti logo" e ai colori classici dell'azienda californiana, con sei repliche (Telecaster '52, Stratocaster e Precision Bass '57 e '62, Jazz Bass '62) delle più ricercate Fender pre-CBS. Viene ridisegnata anche la serie Standard, che torna al manico a quattro viti e a una paletta più piccola senza bullet (la chitarra passa alla storia come "Smith" Stratocaster, dal nome del suo ideatore).

Le immagini sul catlogo mostrano chitarre e bassi bellissimi, identici per colori e forme agli originali degli anni '50 e '60. Ma com'è possibile? Tutti sanno che a Fullerton nessuno è più in grado di costruire strumenti con caratteristiche pre-CBS: non esistono i disegni originali, non ci sono campioni né materiali, non c'è nulla, tanto che le prime "vintage reissue" americane arriveranno a fine anno nei negozi con forme (in particolare la paletta e i segnatasti in dodicesima posizione) molto diversi dall'originale. Ma allora, da dove vengono le magnifiche foto del catalogo?

Fender Squier: chi spende 1000 euro per una JV?

Tokyo, Venerdì 7 maggio 1982: la neonata Fender Japan presenta alla stampa specializzata le nuove chitarre giapponesi, repliche degli stessi modelli che compaiono sul catalogo USA. Se le chitarre americane sono molto distanti dagli originali, quelle giapponesi sono repliche pressoché perfette, con tanto di spaghetti logo, forme corrette e vernici alla nitro di sapore rigorosamente vintage. E visto che la pre-serie mostrata alla stampa non porta sulla paletta la dicitura "made in Japan" che caratterizzerà la prima produzione comincia a sorgere un dubbio sull'origine delle foto del catalogo Fender USA del 1982. 

Sarà Freddie Tavares a confermare il dubbio nel 1984, mia guida speciale per una visita privata alla fabbrica Fender di Fullerton prossima all'estinzione: non esistono prototipi americani e le magnifiche "American Vintage" fotografate per il catalogo del 1982 sono in realtà chitarre fatte in Giappone. Secondo alcuni si tratta dei prototipi JV di FujiGen Gai, secondo altri (tra cui George Gruhn) sono Tokai a cui sono state applicate le decal tipo Fender pre-CBS. E in effetti le chitarre di produzione USA saranno strumenti parecchio diversi da quelle mostrate sul catalogo.

Fender Squier: chi spende 1000 euro per una JV?

La primissima produzione Fender JV è caratterizzata da un'altissima qualità e dal rispetto pressoché totale delle chitarre pre-CBS, per forme, colori, feel e hardware. Il parere di chi scrive - condiviso da molti esperti - è che le prime JV siano all'altezza della più pregiata produzione Fender USA degli anni successivi e raggiunge pertanto a pieno titolo quotazioni ampiamente superiori alle serie successive sul mercato dell'usato e del collezionismo. Tale produzione, caratterizzata dal numero di serie JVxxxxx, può essere schematizzata come segue.

1 - primi prototipi (poche unità) identici alla produzione Fender pre-CBS, incluso lo spaghetti logo e la scritta "WITH SYNCRONIZED TREMOLO". Hanno pickup e hardware giapponese con cablaggi moderni coperti in plastica. Da nessuna parte compare la scritta Made in Japan.

2 - la prima produzione di serie per il mercato giapponese, identica ai prototipi, ma in cui la scritta "WITH SYNCRONIZED TREMOLO" è preceduta dalla dicitura "MADE IN JAPAN".

Fender Squier: chi spende 1000 euro per una JV?

3 - la prima produzione di inizio 1982 destinata al mercato europeo. Sono le chitarre più appetibili anche perché - a differenza della produzione per il mercato giapponese - le JV per l'export hanno pickup e hardware americani, cablaggio stile vintage in tessuto e il logo Squier vecchio stile sul ricciolo della paletta al posto della scritta "Original Contour Body".  Si parla di un totale di circa 3mila pezzi suddivisi nei sei modelli e sono chitarre eccellenti per suonabilità, qualità dei legni, perfezione di assemblaggio, accuratezza nelle forme, verniciatura. Considerato quello che si vede oggi (inclusa certa produzione orientale Fender e vari inguardabili cloni) non dovrebbe essere difficile accettare l'idea che una JV della prima serie possa avere valutazioni anche importanti.

Fender Squier: chi spende 1000 euro per una JV?

Bisogna notare che in contemporanea per il mercato interno giapponese ci si sbizzarrisce immediatamente nella tradizionale pratica di produrre una gamma di chitarre apparentemente identiche, ma con prezzo, caratteristiche e qalità diversi. Di queste le più appetibili sono le top di gamma (ST-115 e TE-95), con pickup americani e vernice alla nitro. Le altre sono molto meno interessanti (a volte se ne vedono in vendita a cifre astronomiche solo perché sono JV, ma se sono ST-65 valgono davvero poco).

Fender Squier: chi spende 1000 euro per una JV? 

4 - le Squier JV. Si tratta sostanzialmente delle stesse chitarre del punto precedente, ma con il logo Squier in grande (rinnovaro, il font è un misto tra lo spaghetti logo e il Fender-CBS) e la scritta in piccolo "by Fender". Sono prodotte tra la fine del 1982 e la metà del 1984 e - fatta eccezione per il logo - sono in tutto e per tutto simili alle prime JV da esportazione in Europa.

Fender Squier: chi spende 1000 euro per una JV?

A fine 1984 cambia tutto. Con l'acquisto da parte della cordata guidata da Bill Schultz, la chiusura definitiva di Fullerton e l'apertura dello stabilimento di Corona, il glorioso marchio Californiano si mette alle spalle il triste ventennio CBS per ripartire verso il futuro. Anche la produzione giapponese viene rivoluzionata e affiancata da quella proveniente dall'oriente e dal Messico. Ma quelle poche JV costruite in Giappone oltre trent'anni fa restano un punto fermo e uno dei fiori all'occhiello nella storia del marchio californiano: non sono pochi a ritenere che alcune di queste Fender-non-Fender siano in assoluto tra le chitarre migliori prodotte dall'azienda dopo la cessione a CBS del 1965. Per questa importanza storica, oltre che per il valore intrinseco, le loro quotazioni sono destinate ad aumentare nel tempo.

Fender Squier: chi spende 1000 euro per una JV?
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Link utili
Il thread sul mio wall Facebook
Un thread sulle Squire oltre quota 1000
Numeri di serie Fender Japan e orientali
Un bell'articolo sulle Squier anni '80
Una pagina con molte informazioni sulle JV
L'origine delle Fender Vintage Reissue e i dubbi sul catalogo Fender 1982
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Commenti
di Guido Michetti [user #8] - commento del 09/10/2017 ore 16:16:
Bellissimo articolo. Sempre bello leggere con chiarezza un po' di storia. E poi mi sento un poco parte in causa, visto che ne 1982 acquistai una strato JVXXXXX che posseggo ancora adesso, anche se massacrata dalle modifiche "metal" in voga all'epoca, è sempre uno splendido strumento. La mia "first lady"
Rispondi
di screamyoudaddy [user #37308] - commento del 09/10/2017 ore 17:00:10
Sempre affascinante la storia delle JV.
Alla fine capire fino a dove sta la verità e dove inizia la legenda e i vari "ricami" fatti attorno a queste chitarre conta poco. Suonano da paura. Sul prezzo magari ci si è giocato sopra e bisogna stare attenti alle sole, ma se la si prova e ci piace davvero un minimo di spesa è da preventivare, anche perché di anni ne hanno. Un mio amico ha due Jazz Bass, un USA di alcuni anni fa e un JV e preferisco non di poco il secondo. Ho detto tutto ;D
Rispondi
di Davide Canazza [user #11299] - commento del 09/10/2017 ore 18:45:4
Confesso di non averne mai provata una, o se è successo, è roba di 25 anni fa quando erano considerate normalissime chitarre made in Japan e comunque non potrei ricordarmi come suonavano. Ma il giudizio estetico lo posso dare e credo che siano costruite con una cura dei particolari ancora oggi ineguagliata in casa Fender, e mi riferisco ai modelli reissue made in USA. La paletta in particolare, come dicevo ad Alberto in altra sede: il tendicorda posizionato correttamente sotto la seconda meccanica e l'interasse tra i fori delle meccaniche stesse che rispetta le misure originali pre CBS, mentre oggi sono leggermente più distanziate tanto che, al sesto foro c'è quasi mezzo centimetro di scarto rispetto ai modelli originali anni '50 e '60. Lo si può vedere dal retro: nelle pre CBS non c'era luce tra una meccanica e l'altra (la scatola dell'ingranaggio, intendo) mentre nelle reissue c'è quasi un millimetro di spazio!
Rispondi
di zabu [user #2321] - commento del 09/10/2017 ore 22:20:34
E' vero, alla Fender per molti anni non e' mai interessato di produrre repliche fedeli. Faceva parte un po' della filosofia delle serie AV. Venivano proposte chitarre con un aspetto simile a quello dei modelli storici, ma senza badare tanto ai particolari, o comunque mischiando particolari di anni diversi. I pickups ad esempio erano uguali sia per i modelli '57 che '62, e anche i profili dei manici delle prime riedizioni avevano poco a che fare con quelli degli originali. Pero' dal 2012 hanno invertito la rotta, e le nuove AV sono effettivamente repliche piuttosto fedeli degli originali di riferimento, almeno nell'apparenza.
Rispondi
di Davide Canazza [user #11299] - commento del 10/10/2017 ore 00:41:38
Ma i fori sulle palette continuano a essere sbagliati ;-)
Rispondi
di zabu [user #2321] - commento del 10/10/2017 ore 00:50:23
Onestamente non ho fatto caso a questo particolare, la prossima volta ci faccio attenzione. Bisognerebbe comunque vedere se la persistenza a mettere misure sbagliate sia il tentativo di rendere i manici immediatamente riconoscibili, in modo tale che non possano essere utilizzati per contraffazioni, oppure se e' proprio una colossale svista.
Rispondi
di zabu [user #2321] - commento del 10/10/2017 ore 05:31:19
Edit: comunque per curiosità ho notato che sulle specifiche di tutti i modelli correnti della serie AV viene riportata la dicitura "Vintage-accurate bridge saddles, tuner spacing and more". Boh, rimane il mistero!
Rispondi
di agos [user #31752] - commento del 09/10/2017 ore 20:43:55
Ho ancora la mia Tele52 JV comprata nell'85 (ma datata 1982 sul tacco del manico). Non erano poi così "economiche" le JV dal momento che la mia costava ben 750.000 lire che per l'epoca era una discreta sommetta, racimolata con fatica e tanti piccoli lavori. Ricordo che la comprai, oltre che per l'emulazione springsteeniana che governava i miei sogni di adolescente, anche per il consiglio del venditore che disse che non sarebbe stata solo la prima chitarra elettrica ma che era uno strumento degno che mi avrebbe accompagnato a lungo. Aveva ragione, e a distanza di 37 anni lo ringrazio ancora di aver saputo far bene il suo mestiere.
Rispondi
di zabu [user #2321] - commento del 09/10/2017 ore 22:07:24
Ottimi strumenti c'e' poco da dire. La mia prima chitarra e' stata una Squire JV dell'ultima serie (con paletta grande stile anni '70, ma il serial number era ancora JV). Non bella come quelle di cui si parla nell'articolo, ma comunque uno strumento molto valido. Ho pensato spesso, anche per motivi anagrafici (e di nostalgia degli anni in cui ho iniziato a suonare), di prendermi una Squire JV '50 o '60. Alla fine ho sempre desistito, più che altro perché effettivamente negli anni i prezzi (a torto o a ragione) hanno raggiunto sull'usato praticamente quelli delle riedizioni americane.
Rispondi
di sergej [user #44973] - commento del 09/10/2017 ore 22:57:16
Di quel periodo ho in rastrelliera la mia prima chitarra 'seria': una stratocaster "Dan Smith" made in USA. Suona alla grande (anche se ha un carattere tutto suo, diverso dalle strato attuali) ma pesa parecchio e ha i tasti piccoli - che non amo molto. Detto questo, gran bella signorina! Dovrei imbracciarla più spesso live...
Mai provate le giapponesi, però. Mi incuriosirebbe parecchio confrontare la mia con una JV coeva.
Rispondi
di alberto [user #3] - commento del 10/10/2017 ore 00:17:05
Le Smith sono chitarre speciali (e secondo me affascinanti) per varie ragioni: non ce ne sono due uguali a causa della situazione precaria dell'azienda all'epoca, quando il nuovo management tentava di salvare la baracca mettendo assieme ogni fondo di magazzino disponibile. Ne ho avute tra le mani parecchie nel tempo, ne ho trovate di tutti i generi, per legni, forme, circuiti, tutto. Un'accozzaglia interessantissima e perfettamente rappresentativa del momento storico di casa Fender. E secondo me in quesa accozzaglia ci sono le migliori chitarre prodotte a Fullerton dopo il 1966. Bisognerà aspettare Jon Page e Mike Stevens nel 1988 con la Clapton e la HH TriGold nel 1989 per rivedere chitarre di quella qualità, ma già si parla di produzione limitata del Custom Shop. Invece la Smith è l'ultima grande chitarra di grande serie di casa Fender, IMHO ineguagliata da tutta la successiva produzione di serie.
Rispondi
di sergej [user #44973] - commento del 10/10/2017 ore 01:23:24
Già, pur non avendone provate molte, l'altro chitarrista del mio gruppo ne ha una dello stesso anno - '82 - identica alla mia (nera con battipenna bianco, anch'essa con paletta piccola, scritta stratocaster a caratteri grandi, meccaniche con logo Fender, truss al corpo e X-1 al ponte) ma ha un feeling differente, più improntato alle medie frequenze, e a detta di Carlos Michelutti - il liutaio che cura le nostre amate - anche il legno del corpo è diverso tra le due 'sorelline' (il che spiegherebbe il diverso carattere).
Devo dire che il mio collega suona solo quella, pur avendo anche una strato SRV ed essendo un fan accanito del grande Stevie...
Rispondi
di MTB70 [user #26791] - commento del 10/10/2017 ore 10:34:11
Ho una Smith 1982 anch'io, e anche nel mio caso si tratta della prima chitarra seria, presa usata e pagata da mia madre come regalo per i miei 18 anni....gran bella chitarra, con unico limite il peso non indifferente. A vent'anni ci facevo tutto il concerto senza problemi, ora...diciamo che l'alternerei;-)
Suono molto definito, preciso, ottima tra l'altro per shred (certo piu' di me...), color crema/blonde, frassino per il corpo e manico in acero, sembra quella di Hendrix a Woodstock, considerando che e' destrorsa suonata rovesciata da mancino quale io sono.
Quello che mi ricordo come fosse ieri era il proprietario che me l'ha venduta che non riusciva a separarsene e mi ha tenuto in casa un pomeriggio intero cercando di convincermi a prenderne un'altra...che tempi!
Allora mi sembrava solo una ottima Fender, poi da quando abbiamo internet ho cominciato a informarmi ed ho scoperto tutta la storia.
Rispondi
di sergej [user #44973] - commento del 10/10/2017 ore 10:58:02
Anche per me è stata una sorpresa scoprire che la chitarra regalatami da mio padre (presa usata da un liutaio romano noto all'epoca per le sue chitarre in plexiglass) aveva un posto particolare nella storia della produzione Fender. Quando ho letto la prima volta delle "Dan Smith" e ho visto che tra le foto esemplificative c'era una chitarra identica alla mia, sono subito corso a verificare il seriale ;)
Rispondi
di sergej [user #44973] - commento del 09/10/2017 ore 23:09:44
Per inciso, gran bell'articolo! Ma dall'Autore in questione non ci si poteva aspettare altro che un 'pezzo' autorevole...
Rispondi
di MM [user #34535] - commento del 10/10/2017 ore 09:10:40
La mia prima chitarra è stata la Squier Stratocaster by Fender (la sua paletta è sopra rappresentata in foto), quella sunburst 2 toni, manico tutto in acero, e il bollino "pick-up made in Usa"; perché mio padre disse che: "come prima chitarra va benissimo quella che costa meno".
Purtroppo allora veniva considerata una chitarra figlia di un Dio minore, quindi si prestavano ad essere modificate pesantemente... e così fu. Mi sono rimasti solo i pick-up e il ponte marcato Fender.
Ricordo che un certo Pasquale Neri, già bassisita turnista, titolare dell'unico negozio di strumenti nella mia città, e amico di tutta la Steve Rogers Band (che ogni tanto venivano a provare nello scantinato del suo negozio in centro), la suonò (proprio la mia) in un concertino in piazza asieme a Maurizio Solieri.
Col senno di poi, ci si mangia le mani.
Oggi la custodirei intatta e ben suonante a ricordo di periodi adolescenziali (e post adolescenziali) bellissimi.
Rispondi
di telecrok [user #37231] - commento del 10/10/2017 ore 09:43:41
Sono anche io della stessa idea di G. Grhun, ho una Tokai Strato Springy Sound con PU serie "E" dell'82 in colorazione Flamingo Red che è una sorta di Dakota Red ma più verso l'arancione, identica come colorazione alla strato del catalogo 82 sopra raffigurato e posta nell'angolo in basso a destra, l'ultima in basso a destra per intendersi, accanto alla Strato Olimpic W.
La chitarra è stata misurata nelle specifiche, forme e dimensioni con il body molto rastremato e contour tipico dell'epoca anni 50, tastiera in palissandro impiallacciato come le 63-64-65 ed è identica ad una Pre CBS, anche nel peso.
Chitarra leggerissima di poco sopra i 3 Kg., spettacolare nella maneggevolezza e feeling, manico eccezionale, da spenta suona come un'acustica con la sordina ma cristallina e ben udibile anche a distanza, la tastiera è in palissandro che dire bello è poco, sarei quasi pronto a giurare trattasi di brasiliano anche se non lo sarà, i Jap non lo usavano su questi cloni, almeno così si dice, mentre , sempre in Tokai, pare lo abbiamno usato per alcune partite dei migliori cloni Les Paul Standard che infatti sono meravigliosi, serie Reborn e Love Rock, con prezzi che in alcuni casi, ammettendo che la chitarra sia in vendita, arrivano anche a 6000 Dollari, ma bisogna vederli e toccarli per rendersene conto di cosa sono, delle 59 piantate, PU a parte.
Ho anche equipaggiato un clone di una Strato realizzato da me con un manico Squire dell'83, manico eccezionale, verniciato splendidamente con la sua patina degli anni e tastiera favolosa in palissandro scurissimo ed uniforme, ho solo rifatto i dots in stucco, approfittanto della ritastatura, anche questa canta da spenta che è un piacere.
Ho grande stima dei Jap, precisi, affidabili, sinceri.

Rispondi
di LordAxel [user #32439] - commento del 10/10/2017 ore 11:08:01
Volevo solo fare i complimenti all'autore per il bellissimo articolo. E' davvero un piacere leggere pezzi così. Grazie.
Rispondi
di alberto [user #3] - commento del 10/10/2017 ore 15:47:25
Grazie a te :-)
Rispondi
di screamyoudaddy [user #37308] - commento del 10/10/2017 ore 11:29:42
Apparte il jazz bass JV del mio amico, spettacolare davvero, bello chitarroso come piace a me (sempre imho meglio del suo USA più recente), ed oltre ad averne provate alcune, mi ero dimenticato la mia tele MIJ anni 80, una pink pesley (o come cavolo si scrive) pagata due lire online dal Giappone. Non credo fosse una JV, ma i dubbi mi restano. Mi è sempre sembrata troppo laccata la tastiera per gli anni che aveva e quindi non ho mai avuto un gran feeling sotto le dita, ma che botta! Col muff buttavo giù i muri della sala prove, e nemmeno le Gibson gli reggevano il passo...
Presa per divertirsi un pó e già con l'idea di farci del vil denaro la rivendetti anni dopo ad un collezionista. Mi vergogno a dire quanto ci ho fatto quindi lo ometto... :D
Un pó mi manca ma nemmeno troppo, soprattutto perché amo la mia strato 85 e poi perché con quel colore rosa e ghirigori fioriti dorati non ero proprio il massimo della libido xDDD
Rispondi
di Jumpy [user #1050] - commento del 11/10/2017 ore 12:13:34
Ebbi esperienza diretta di una Squier stratocaster di fine anni '80 / inizio '90 che suonai un po' di volte. Era praticamente un pezzo di legno con attaccate le corde :P
Ma da come ho capito, in quegli anni, era già un altro mondo rispetto alle Squier JV :)
Rispondi
di Benedetto [user #41804] - commento del 12/10/2017 ore 05:59:52
Ne ho avuta una dell'82/83 con seriale JV1.... aveva un bel manico anni 50 sottile e comodo con tasti vintage, il body era leggero e forse era in basswood i pick-up vintage reissue americani, vernice poly, ponte e meccaniche vintage.
Sono buone chitarre se riesci a prenderle a 500€ come ho fatto io qualche anno fa massimo 600€ se suona particolarmente bene...di più non ci spenderei.
Rispondi
di gomombo [user #4627] - commento del 13/10/2017 ore 10:21:37
Felice possessore di una stratocaster '62 - JV13xxx del 1982, mai un problema, anzi dopo 30 anni gli ho fatto rifare i tasti (ero arrivato al legno...) e ho tra le mani un gioiello, sia come feel che come suono, nonostante il trattamento ricevuto, più vicino al metodoTownshend che ai guanti bianchi. Tutti quelli che conosco che ne hanno avuta una se non l'hanno venduta ci hanno messo le mani per rovinarle con modifiche inutili che all'epoca erano molto di moda e se ne sono pentiti: la chitarra è come la moglie, o ti va bene quella che hai se no puoi sempre cambiarla...
Sembra che uno dei motivi dell'adozione del logo Squier fosse la mossa furbetta di alcuni rivenditori che raschiavano via la decal Squier series per venderle al prezzo delle americane, che per inciso all'epoca era circa il doppio.
Vabbè, intanto un sito assai completo sulle JV
vai al link
Dimenticavo: su uno strumento del genere suonano assai bene le corde lisce, meglio se un po' sul grosso (minimo 011)
Rispondi
di mauricioz [user #34887] - commento del 13/10/2017 ore 10:48:24
Bell'articolo, interessante! Mi è rimasto solo un dubbio che sia più o meno una leggenda che le JV dell'81-82 siano fatte con body (anche i manici?) avanzi di magazzino degli anni '60.
Ogni tanto leggo questa cosa su Mercatino e mi rimane il dubbio...
Rispondi
di alberto [user #3] - commento del 13/10/2017 ore 14:19:12
Bufalona.
Rispondi
di Floyd [user #143] - commento del 13/10/2017 ore 13:41:3
Epensare che al tempo , da Cherubini a Roma, mi proposero l'acquisto di queste prime made in japan e io non mi fidai, uscendo dal negozio senza comprare la Stratocaster dei miei sogni, perchè allora troppo costosa (la 62), quindi un anno dopo acquistai una standard USA, che non è mai stata il massimo in fatto di risonanza, ma di una stabilità fenomenale come legni, non si scordava mai.
Però quella 62 mi è rimasta sempre nel cuore.
Rispondi
di telecrok [user #37231] - commento del 13/10/2017 ore 13:53:12
E' quasi sempre tutta roba giapponese ma è risaputo che a Fernadez e Greco sono arrivati dagli USA pezzi da montare già prima degli anni 80.
Assemblavano e rimandavano negli USA e poi c'era il fenomeno del mercato interno, infatti quelle costruite per il mercato interno dovevano rimanere in Giappone, è per questo che se ne trovano ancora un po' in mano a commercianti e collezionisti giapponesi.
Pensate che i Cloni della L.P. 59, Tokai e Greco serie Love Rock e Super Grade con PU DiMarzio e Dry Z 3000 originali oramai introvabili o vendute a prezzi incredibili, spesso sono in Honduras e con tastiere in Brasiliano, con gli Inlays in acetato di cellulosa (celluloide), magari non la Mazzucchelli 1849 ma un'ottima imitazione, molto simile, chitarre strabilianti.
In ambito Strato, in generale i manici delle 81-82 e 83 sono tutti ottimi manici, anche nella serie "E" e "SQ" si trovano buonissimi pezzi ma và a fortuna, con un 82 si ha quasi la certezza di avere un manico all'altezza dei manici anni 50, i Tokai sono favolosi, ottimi sia i Greco che i Fernandes.
Se uno trova da comprare un manico di quel periodo e vuole approntarsi una Strato il più simile vicina a quelle degli albori può provarci, se lavora bene e ha fortuna si ritroverà una chitarra con i fiocchi.
Il buono di questi manici oltre all'ottimo acero, tutto di quarto, profilati secondo le forme originarie, perché i jap è da lì che sono partiti ovvero da esemplari anni 50, è il palissandro delle tastiere, non se ne trova più di così bello purtroppo, infine il bilanciamento, sono perfetti.
Se ne avete una guardatelo bene,apprezzate l'uniformità della grana del palissandro, guardate le striature ed il colore, scuro ed uniforme, con alcune note di rosso, marrone scuro, quasi nero come l'ebano, un palissandro degno di nota, si può apprezzare a prima vista guardandolo in sezione in prossimità del capotasto o al tacco, tastiere così non se ne fanno più, inoltre lavorandolo quando si ritasta o si rimette a posto il radius se ne apprezza appieno la qualità, l'odore del legno, così tipico e inimitabile che ricorda il caffé ed il cacao.
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