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Boss 40 anni inossidabili
Boss 40 anni inossidabili
di [user #16167] - pubblicato il

Roland ha festeggiato i primi quarant’anni di Boss con un evento memorabile presso la House Of Vans di Londra. Dieci giorni tra concerti, showcase e workshop, tra novità e pezzi vintage da collezione. Noi eravamo presenti ed ecco un racconto e la gallery fotografica che farà certo impazzire gli amanti del vintage nipponico.
La House of Vans è una delle location più alla moda di Londra. All’interno ospita uno skate park, bar, ma soprattutto un’area live, di dimensioni modeste, ma con un aspetto unico nel suo genere. Ricavata all’interno di una stazione della metropolitana ospita regolarmente eventi di musica, mostre d’arte e quotidianamente performance di skate e BMX. La location è quindi di quelle giuste, perfetta per raccontare quasi mezzo secolo di uno dei marchi che ha rivoluzionato il sound della chitarra elettrica. 

Nella prima sala, subito all’ingresso, trova posto una mostra di prodotti Boss che mette vicini i quattro decenni del brand portando veri e propri cimeli come i primi pedali prodotti negli anni ’70 così come gli eco a nastro, ormai diventati un culto, passando per i synth diventati famosi per aver dato una sferzata di sperimentazione alla chitarra elettrica facendole toccare vertici davvero impensabili fino a pochi anni prima. 

Boss 40 anni inossidabili

Ecco quindi che il trio di pedali chiamato Traffic Light per la scelta cromatica non appare più anacronistico, contornato da pedali che non si trovano sugli scaffali dei negozi (almeno in quella versione) da almeno 20 anni. 

Nella serata dedicata alla stampa, quella a cui abbiamo partecipato sul palco si sono susseguiti tre diversi artisti, partendo da Grace Savage, giovane beat boxer che ha messo a dura prova i sub woofer dell’impianto. A seguire Mary Spender, simpatica cantautrice e chitarrista e a chiudere Zane Carney che è salito sul palco con John Mayer e sta scrivendo diversi brani Avril Lavigne. 

Tra un esibizione e l’altra il palco ha ospitato anche la presentazione ufficiale dell’Angry Drive, ultimo nato in casa Boss di cui vi abbiamo parlato nei giorni scorsi. Yoshihiro Ikegami e Josh Scott sul palco hanno raccontato le basi da cui è partita la sinergia che ha portato a unire due capostipiti della produzione Boss e JHS come il Blues Driver e l’Angry Charlie. 

Boss 40 anni inossidabili

L’open party si conclude verso le 23 con un DJ set, ma è la giornata dedicata ai test che regala soddisfazioni ancora più grandi. Come avrete potuto gustare dalla diretta (se non lo avete fatto la trovate qui) il sabato pomeriggio era possibile testare e provare a fondo tutte le novità degli ultimi mesi targate Boss. Abbiamo potuto ascoltare l’Angry Drive, un concentrato di cattiveria che racchiude al meglio le anime dei due pedali. Questo è il caso di dire che l’unione a volte vale più della somma dei singoli, perché la terza modaltà, quella indicata dal led fucsia è tutta da scoprire. La Strandberg V-BDN è forse lo strumento più particolare su cui abbiamo mai messo le mani. Leggera e bilanciatissima lascia perplessi sulle prime con il manico a prisma e i tasti lievemente fanned, ma dopo cinque minuti di utilizzo lascia stregati. Peccato solo non poter avere il tempo di approfondire tutti i controlli a disposizoine. 

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La meraviglia raggiunge l’apice però quando riusciamo a passare nella seconda stanza dove Soundgas, un negozio britannico, ha messo in mostra parte della sua collezione di vintageria Boss, tutta restaurata e tutta perfettamente funzionante. Drum machine, synth unità di eco e riverbero, tutte in bella mostra pronte per essere testate e provate, come essere in un negozio di Denmark Street nel ’79. 

Non ci resta quindi che fare i complimenti a Boss e Roland per la celebrazione e augurare ben più di altri 40 anni al marchio che in un modo o nell’altro accomuna sicuramente tutti i chitarristi del mondo che in pedaliera almeno un SD-1 lo hanno sicuramente infilato.
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Commenti
di schecter [user #12337] - commento del 12/09/2017 ore 08:32:20
C'e' poco da dire i pedali Boss hanno fatto storia e ancora oggi vanno alla grande. Per partito preso negli ultimi anni non se ne parla bene come in passato ma poi trovi sui palchi sempre qualche pedale Boss a dimostrazione della loro affidabilita' e qualita' . Effetti ancora oggi emulati Chorus, Od ...ci sara' una ragione. Pedali boutique, ormai quanti ne vuoi, avranno la loro stessa "fortuna" commerciale" ? Ne dubito !! Ciao
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di Matteo Barducci [user #29] - commento del 12/09/2017 ore 11:21:34
Ma infatti...

Se anche Peter Cornish(aka "quello dei pedali ipercostosi") dichiara che il sistema adottato dai pedali Boss - ossia di mettere un buffer davanti alla qualunque - per lui è l'unico valido un motivo ci sarà...
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di RedRaven [user #20706] - commento del 12/09/2017 ore 13:38:19
Sul concetto, parliamone, oddio.. non vorrei iniziare un flame sull'argomento più abusato degli ultimi 10 anni.. Però conta anche l'implementazione: ho fatto prove comparative sul segnale passante con o senza un BD2 in catena, ma in realtà anche altri pedali non true bypass. Ciascuno aveva un taglio sulle alte piccolo ma percepibile. Una catena true bypass suona uguale alla stessa catena senza alimentazione, e al cavo diretto. Mi sa che il buffer deve essere di vera qualità, perchè già con 3 pedali bufferati sento una differenza importante.
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di Matteo Barducci [user #29] - commento del 12/09/2017 ore 13:51:54
Non è proprio così: una catena totalmente true bypass LUNGA alla fine fa sommare alla lunghezza del cavo quella di ciascun cablaggio interno in-out. La componente capacitiva dei cavi o delle tracce(che sono di diversa sezione e qualità) si somma e agisce sul taglio delle frequenze acute come un condensatore. Avendo un pedale bufferizzato come primo componente permette di interrompere e di separare i segnali, idem come ultimo pedale. Concordo però con te che il buffer deve essere di ottima qualità(e possibilmente unity gain, come quelli di Cornish, che permettono di avere un segnale in uscita 1:1 con quello in ingresso).
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di RedRaven [user #20706] - commento del 12/09/2017 ore 13:56:13
Si certo, ma con cavi "corti" per un totale di 8 metri, e 5 pedali in catena, la differenza è prossima allo zero, mentre i pedali con buffer non proprio ottimo (e ci metto EHX e Ibanez nel gruppo) si sentono subito, indipendentemente dal numero.
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di Matteo Barducci [user #29] - commento del 12/09/2017 ore 11:22:37
Vorrei capire se il personale di Boss/Roland si è scucito sulla possibilità di implementare quantomeno l'uscita a 13 pin sulla V-BDN, come si rumoreggia su diversi siti...
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di screamyoudaddy [user #37308] - commento del 12/09/2017 ore 16:17:39
Daccordo col fatto che un buon buffer di qualità serva in generale, ancora più in catene lunghe. Il buffer boss come quello dei wah non è un granché. Quello di Cornish non è malvagio, ma dai miei test personalmente credo che gli operazionali siano migliori.
Apparte la scelta anche in base al gusto non sono però mai stato dalla parte del buffer sempre attivo. Se il pedale è spento preferisco che il segnale vada dall'entrata all'uscita. Un circuito di buffer, anche se in modo minimo, mi modifica comunque il suono, e quindi preferisco che agisca a pedale acceso, magari aiutando il segnale ad essere più presente in quel determinato effetto, più che una cosa fissa.
So che c'è chi la pensa come Cornish, ed ognuno è libero di farlo per carità, proprio per questo non mi tiro indietro se un cliente mi chiede di rendere il buffer dei miei pedali (e lo hanno quasi tutti) sempre attivo. Spesso può essere anche un comodo espediente per far sembrare il suono identico tra on e off, se il buffer non è così lineare come lo si decanta, e qui mi fermo per non creare polemiche :p
Comunque i pedali Boss saranno sempre usati e nei cuori di tutti noi, anche se venduti per pedali nuovi di massa o boutique, che poi cambia distribuzione e prezzo per il il più delle volte e non chissà quale mojo all'interno. Io però sarò sempre fan Electro Harmonix che per la mia esperienza musicale ha segnato tanti periodi della mia vita :D
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