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Iron Maiden - Live At Villa Manin

Era dal concerto di Bologna del giugno 2008, che gli Iron Maiden non si facevano vedere dalle nostre parti e dopo avere tributato tutti gli onori del caso ad album memorabili quali Powerslave, Piece Of Mind e The Number Of The Beast, tocca ora al nuovissimo The Final Frontier offrire l’assist per l’ennesimo tour mondiale degli indiscussi paladini dell’heavy metal.

Diciamo subito che, in questo primo giro di concerti, il nuovo lavoro di Harris e soci viene solo sfiorato attraverso il modesto singolo "El Dorado" in circolazione da diverso tempo, traccia alquanto impalpabile per dei talentuosi musicisti come gli Iron Maiden.


La scaletta è incentrata principalmente su brani tratti dagli ultimi tre album, dove incanta l’iniziale "The Wicker Man", accolta in maniera trionfale dal pubblico assiepato nell'area antistante Villa Manin.
Energia pura anche per la seguente "The Ghost Of The Navigator", suite nella quale iniziano i pregevoli intrecci armonizzati tra le chitarre della band e per la celeberrima "Wrathchild", retaggio storico dell’era DiAnno, tratta da "Killers", anno domini 1981.

Poi gli Iron Maiden, neanche tanto a sorpresa in quanto il tam tam delle date americane era già arrivato a destinazione, iniziano a giocare con i loro brani meno famosi (non mi permetto di definirli minori ma alla luce dei fatti lo sono eccome), un po' per far crescere l’attesa verso i grandi classici che arriveranno a piccole dosi solo in coda al concerto, un po' per non rinnegare lavori come "Dance Of Death" e "A Matter Of Life And Death", distanti anni luce dall'eccelsa qualità degli album rivisitati nel "Somewhere Back in Time Tour" di due anni fa.
La band dal vivo rimane una macchina da guerra fantastica, in grado di fare la differenza anche attraverso brani non di primissima scelta e ne è prova inconfutabile la deliziosa "The Reincarnation of Benjamin Breeg", con il suo riff orecchiabile e cadenzato, sostenuta da una melodia assolutamente azzeccata.

E' poi la volta di "Blood Brothers" e "Wildest Dreams", che penetrano come gigantesche lame affilate all’interno dell'arena cinqucentesca, degna cornice all'energia profusa da uno scatenato Bruce Dickinson, l’essenza pura e incontaminata del vocalist heavy metal, secondo per chi scrive, solo al carismatico e compianto Ronnie James Dio.
In generale a soffrirne è un'acustica un po' troppo compassata, che difetta palesemente di bassi e che non rende giustizia al lavoro incessante di Steve Harris, mentre le tipiche armonizzazioni tra le chitarre di Adrian Smith, Dave Murray e Janick Gers, tanto precise e puntuali in altre occasioni, non sempre suggellano a dovere uno dei marchi di fabbrica indelebili degli Iron Maiden.

E i classici che fine hanno fatto? Sembra chiedersi la maggior parte dei dodicimila presenti dopo quasi un'ora e mezza di concerto, mentre Bruce continua nel suo personalissimo show, urlando l’immancabile "Scream for Me Udine".
L’attesa è mitigata dalle note sequenziali di "No More Lies", "Brave New World" e soprattutto, "Fear Of The Dark ", non certo brani da isola deserta ad eccezione di quest'ultima, ma sicuramente tra i più coinvolgenti della serata, accolte con enfasi e cori da stadio dal pubblico di Udine.

Finalmente, in chiusura di show, arrivano quelle canzoni che, insieme a tanti altri classici tagliati dalla scaletta di questa sera, hanno proiettato la band inglese ai vertici del rock mondiale. Mi riferisco a "The Number Of The Beast", "Hallowed Be Thy Name" e "Running Free", di cui c'è poco da commentare e tanto da ascoltare visto che ci troviamo di fronte a capolavori immortali dell'Heavy Metal.
Mentre le mie dita scivolano sulla tastiera del pc, contestualmente sul lettore CD sta scorrendo il nuovo album "The Final Frontier" fresco di stampa e, dal primissimo ascolto, intuisco che ci troviamo di fronte ad un lavoro di buon livello in cui, al volo, emergono una ballad intensa e suggestiva come "Coming Home" e una cavalcata dinamica, "The Alchemist", potenziale classico nel tipico ed inconfondibile stile Maiden.

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2 commenti

anche io ero a villa manin quel giorno, però ...

anche io ero a villa manin quel giorno, però sinceramente non so se mi è piaciuto meno il loro ultimo disco o il loro live! non mi hanno soddisfatto, probabilmente colpa dei suoni che come dici tu non erano il massimo, anzi da una posizione abbastanza arretrata erano orrendi. a livello scenico nulla da dire!
in più in quei di villa manin li avrei fatti arrestare per furto!! una birra e un panino di cartone 10 euro per non parlare delle magliette che costavano 40 euro! non ho mai assistito ad un concerto così caro, anche perchè il biglietto non te lo regalano mica...
un giorno anche la guerra si inchinerà al suono di una chitarra (J.D.M.)

OT, ma lievemente in topic...

Vado lievemente OT: di concerti grandi ne ho frequentati parecchi, e ho smesso proprio per il motivo denunciato da IlGallo: sono stanco di essere costretto a lasciare fuori la mia bottiglia d'acqua per foraggiare i ladri che lavorano all'interno dell'arena del concerto: tre euro per una bottiglia d'acqua che sei costretto a comperare se non vuoi stare male sul serio (sappiamo tutti la temperatura che raggiungono i palazzetti durante i concerti) sono un vero furto. Scusate l'OT, ma erano anni che per pigrizia non denunciavo questa cosa. Credo che come argomentazione meriterebbe un post a parte, e ce ne sarebbe da dire. Ad ogni modo mi dispiace aver perso gli Iron, è un pò che non li vado a vedere.

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