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Alice Cooper a Majano

Ieri si è tenuta a Majano la data italiana del Theatre Of Death Tour 2010 di Alice Cooper. Il palco è celato da un sipario raffigurante un Alice-teschio.

A causa di alcuni ritardi nell'allestimento, attendiamo fino alle 22, quando un faro delinea l'inconfondibile sagoma del cantante. Al suono della campanella di School's out il sipario cade e rivela un palco semplice ma di grande effetto. Lettere giganti sospese, scritte con calligrafia incerta, compongono il nome Alice. Il batterista De Grasso è rialzato, e un paio di pedane permettono ai chitarristi di 'sollevare' la band nella migliore tradizione glam rock.

Nonostante i limiti di legge, il suono è compatto, pieno e preciso, a ricordare che non sono solo i decibel a misurare la potenza di una band.
L'inizio è riservato ai classici, passando per I'm eighteen e No More Mr Nice Guy senza alcuna pausa tra le canzoni.

E poi c'è il teatro, non c'è miglior termine per descrivere quello che accade sul palco. La ghigliottina, i personaggi incappucciati, la camicia di forza, la figlia nelle vesti di infermiera pazza o di sposa di Frankenstein...
insomma tutti i trucchi che ti aspetti da Alice, che conosci, che sai che ci saranno, riescono comunque a magnetizzare l'attenzione del pubblico,
completano le canzoni.
I tempi sono perfetti, chiaramente rodati durante la lunga carriera del cantante. Durante Billion Dollar Baby la tensione sale per le tante volte in cui la spada sfiora la testa del bambolotto, fino alla decapitazione finale.

La band è tutta al servizio della musica, con un solo intermezzo strumentale a base di linee armonizzate tra le due chitarre, piuttosto che virtuosismi. Anche i chitarristi Damon Johnson e Keri Kelli sono a loro agio sul palco, entrambi con ottimo gusto. Più tecnico e preciso il primo, più caldo e verace il secondo, si scambiano i ruoli di solista e ritmico.
Le chitarre sono classiche, Les Paul e SG Gibson o ESP, con una fugace apparizione di una stratocaster sunburst. A loro supporto c'è la solida sezione ritmica di DeGrasso e Chuck Garric. Ottimi anche i cori a supporto, con appena qualche indecisione nella comunque inarrivabile versione da studio di Poison.

Per Elected Alice sventola la bandiera italiana vestito da luccicante quanto improbabile candidato presidenziale. Dopo un paio di bis, il concerto si chiude con l'iniziale Schools'out.

L'orologio dice che è passata un'ora e un quarto, ma sembra che non sia mancato nulla...L'esecuzione di un paio di brani in più, come House of Fire o Hey Stupid, l'avrebbe reso perfetto.
La sensazione è di aver visto un artista in grado di portare per mano il pubblico nel suo strampalato carrozzone degli orrori. Uno dei pregi è quello di proporre lo spettacolo in modo ironico, senza cadere nell'autocelebrativo o addirittura nel ridicolo, rischio molto forte con così tanti 'numeri'.

Il pubblico era attento, vario, colorato, allegro e 'pulito', a conferma che certi 'cattivi maestri' lo sono molto di più nella mente di chi non li ascolta e li critica, piuttosto che nella realtà.

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1 commento

Gran bella recensione, sono contento che Alice ...

Gran bella recensione, sono contento che Alice sia ancora in forma e mi spiace non essere potuto venire per ragioni di distanza

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