Così, mentre arranco a bordo della mia carreta, in ritardo come al solito, verso la meta di questa afosa serata di un 9 luglio bollente, il mio scocciofonino si anima improvvisamente mostrandomi sul display un lampeggiante “Luca Friso”. Nella nuvoletta sopra la mia testa si materializza l’immagine descritta tre righe più su, decido di rischiare cinque punti della patente e gli rispondo mentre continuo a guidare.

“Se scrivi un bell’articolo sul concerto di stasera te lo pubblico su Accordo!” Mannaggiaallamusica! Cosa volete che me ne importi dell’articolo sulla rivista! Sono arrivato finalmente allo zero di un conto alla rovescia durato ben due anni, tanto è passato dalla serata dell’8 giugno 2008 a Codroipo del KTGC Tour, il resto della combriccola di amici mi sta aspettando da un pezzo, fa caldo, non so la strada e ho una sete terribile! E questo mi parla di scrivere un articolo… Ma il volpone sa bene quanta passione scatena in me il poter parlare dell’idolo della mia gioventù, il cercare di spiegare le emozioni che la sua musica, dopo tanti anni, ancora mi fa provare. E allora, ma era scontato, gli rispondo che ci proverò, peggio per voi!
Per chi ancora non l’ha capito sono diretto a Piazzola sul Brenta, dove Mark Knopfler (sì cacchio proprio Lui!!!) stasera apre gli appuntamenti italiani del suo tour Get Lucky 2010. Il rischio di dire le solite banalità, di ricalcare i fiumi di parole già scritte su quello che è tra i due o tre chitarristi che si riconoscono già dopo mezzo accordo per il suo stile inconfondibile, è alto. Ma del resto questo è quello che è o, per dirla alla Mark, “That’s what it is” e poi io vi ho già avvertito e siete ancora in tempo per leccarvi l’indice destro e girare la pagina. Siete ancora qui? Duri a morire, eh? E allora beccatevi il resto della storia. Senza nemmeno ricorrere al mio navigatore satellitare modello Flintstone, quello che prevede la sosta in un bar, una bionda fresca tracannata e la richiesta di informazioni alla barista, arriviamo all’appuntamento. Fa un caldo soffocante ma non lo sento, sono già in frenesia musicale, come uno squalo ho annusato la presenza delle note di cui sono irrimediabilmente ghiotto. I T.I.R. rossi (erano neri a Codroipo) confermano che hanno portato a destinazione Mark, la band e gli strumenti. Il palco è meno sfavillante e manca anche l’impianto luci che, verso fine concerto, si ribaltava mostrando il disegno di un Dobro luccicante. A sorpresa ci sono due sedie da barbiere, una senza dubbio è per Richard Bennet, che stasera è tirato a lucido e ha sputato anche l’immancabile stecchino per essere più elegante. Sull’altra si va ad appollaiare Mark, non appena mette piede sul palco, sorprendendomi un po’. Camicia bianca e jeans scuri, capelli rasati a zero, l’omino triste di Glasgow, l’espressione malinconica perennemente dipinta sul viso, la voce bassa e un po’ roca, lo sguardo schivo e quasi sempre rivolto timidamente verso il basso. Tutti questi particolari perdono ogni importanza nel preciso istante in cui le sue dita pizzicano le corde di una delle tante chitarre che si daranno il turno tra le sue braccia stasera.

Da quel momento note incantatrici si diffondono cristalline e rotonde tra le tante persone venute qui a patire il caldo proprio per questo. Come ad ogni concerto di Mark Knopfler si capisce immediatamente che qualcosa di speciale sta succedendo a quello strumento e a quel pubblico che ha la fortuna di essere ai piedi del palco stasera. Qualcosa di una bellezza sconcertante, che qualcuno definisce arte, che molti possono imitare, ma che solo Mark è stato capace di creare dalla sensibilità delle sue mani e del suo cuore. Sì, sono innamorato della sua musica, spacciato ormai da tempo, irrimediabilmente… ma chi vuole porre rimedio a questo piacere delizioso? Da quando, appena adolescente, sono rimasto folgorato dalla rombante Sultans of Swing, incantato poi dalla melodia di Romeo and Juliet, travolto dall’energia di Tunnel of Love e Money for Nothing e dalle cento altre storie cantate da questo musicista strepitoso nel corso della metamorfosi che ne ha caratterizzato la carriera. Un percorso che va dai primi Dire Straits della fine degli anni settanta al Mark solista di oggi, generi e ritmi diversissimi scanditi dal tempo e dal gusto dell’artista. Numeri romani incastonati nel quadrante dell’orologio della vita, accarezzati ad ogni tocco dalla lancetta dei minuti che dedica loro solo pochi attimi per poi passare velocemente con un “tac” al tassello successivo, inevitabilmente diverso da quello precedente. C’è chi preferisce i primi numeri in discesa a rotta di collo, chi apprezza la seconda parte del quadrante, con la lancetta ormai provata, la strada in salita e la fatica del cammino già percorso che fa sentire il suo peso. Io amo il sapore diverso che ti regala ogni periodo, ogni stagione, ogni incontro e ogni esperienza che trovi lungo la strada che la mattina di ogni giorno il destino ti fa trovare davanti. Tutto deve essere diverso dal giorno precedente altrimenti non sarebbe un progresso, ogni nuovo passo avvicina al prossimo appuntamento ed allontana dall’ultimo, seppure il ricordo di questo sia dolce. Attorno a me, sia qui al concerto stasera ma non solo, qualcuno si lamenta che Mark non suona più da Dire Straits. E’ più lento, si ostina in generi che non hanno niente a che vedere col Rock degli sfavillanti anni ottanta. Semplicemente sono passati più di trent’anni, sia per la musica che per Mark. Il mese prossimo avrà 61 anni, matrimoni, figli, incidenti, amicizie ed esperienze di ogni genere avranno lasciato il loro segno sulla sua corteccia. Come può essere ancora il fuscello del 1977? Mi ha sorpreso, è vero, la sedia sul palco e il fatto che abbia suonato tutto il concerto seduto, con la brevissima pausa per le rituali otto birre sul palco. Le smorfie di sofferenza sul suo volto e la fatica anche solo nello scambiare la chitarra per la canzone successiva. Ho sentito ipotesi tra le più svariate, incidente in moto, sciatica, spalla fuori uso, stanchezza, malattia. Io non so quale e se il motivo della condizione fisica di Mark sia tra questi. Io so solo che dal primo pezzo, l’apertura dell’ultimo disco, Border Reiver, all’ultimo bis, che chiude lo stesso disco, Piper to End, con il generoso passaggio per l’album Sailing to Philadelphia, l’atmosfera incantata delle note di What it is, con Done with Bonaparte, che io adoro e che considero la vera canzone pacifista anche se Brother in Arms è la più famosa e il dovuto omaggio ai tempi degli Straits ho assistito ad uno spettacolo di bravura unico.

Mark non si agitava troppo sul palco nemmeno da giovane, a dire il vero. L’immobilità di oggi è senza dubbio diversa e forse preoccupante per alcuni dei suoi fans. Certo non cadrà mai nel ridicolo come hanno fatto alcuni suoi “colleghi” ben più famosi che, a settant’anni suonati, zompettavano sul palco come facevano a venti, salvo poi essere beccati a suonare in play-back nei concerti “live”! La telecamera montata sulla paletta della Stratocaster bianca e rossa ci offre una panoramica delle dita di Mark che scorrono sulle corde e le bloccano con fare esperto. Movimenti precisi e naturali che costruiscono sogni da tanto tempo. La sua voce in Romeo and Juliet è più strozzata del solito, più sofferente, ma rende la serenata del più debole degli amanti per un amore disperato e cattivo ancora più reale, più vissuta. Sultans of Swing ha meno ritmo rispetto a qualche anno fa, è vero. Ma la sua chitarra non smette di regalarci magia nemmeno oggi. Gli altri artisti sul palco sono degni di accompagnare Mark, dagli storici amici dei tempi degli Straits Guy Fletcher e Danny Cummings, all’altro compagno di tanti tour Richard Bennet, dal caratteristico John McCusker, mago del violino e di tutto quello che abbia una cassa e qualche corda tesa, al bassista Glenn Worf e a Matt Rollings. Puoi gustare la loro bravura nel suono nitido che ti giunge da ogni singolo strumento suonato con maestria a dar vita alle canzoni pensate da Mark.
E’ già tempo di bis, sono volate quasi due ore che mi pare di aver trascorso con il fiato sospeso. “Now it’s time to go home”. Il tempo di radunare la combriccola e di scambiarci le opinioni sulla serata, e poi si riparte, spingo il CD nell’autoradio e mi metto in coda. Mi pare di vivere ancora nel sogno della musica di Mark Knopfler lungo la strada verso casa, ma dura solo un minuto e poi Davide dal sedile posteriore sbotta: “Ma questo è Luca!”. Ha ragione, ma la musica è di Mark…
(n.d.r. le bellissime foto allegate sono di Francesca Bottazzin)

28 commenti
meno male che non sai scrivere ...
:-)
"Io amo il sapore diverso che ti regala ogni periodo, ogni stagione, ogni incontro e ogni esperienza che trovi lungo la strada che la mattina di ogni giorno il destino ti fa trovare davanti."
- John Hiatt -
www.anitadavideduo.com
www.youtube.com/anitadavideduo
www.reverbnation.com/anitacamarelladavidefacchiniduo
... Mark sta usando due testate reinhardt ...
Re: ... Mark sta usando due testate reinhardt ...
grazie..
Grazie anche a Luca Friso..
io non so scrivere......
Bellissimo articolo mi hai trasportato sotto il palco, regalato le tue emozioni.
Complimenti.
There will be a time when we can play an old blues together ...
Again "
Re: io non so scrivere......
Bellissima la prima foto.
L'ho visto all'Umbria Jazz
Certo non ho assistito ad un concerto rock, ma ad un bellissimo concerto si - eravamo seduti ed in varie occasioni il pubblico si è alzato in piedi applaudendo come un matto per minuti.
Un artista deve reinventarsi nel tempo e credo che Mark l'abbia fatto molto bene.
Re: L'ho visto all'Umbria Jazz
Mi è rimasto particolarmente impresso il suono della band, davvero splendido e l'atmosfera... la standing ovation al termine di "Sultan of swing" mi ha portato una delle più belle emozioni di Umbria Jazz 2010
Re: L'ho visto all'Umbria Jazz
Ha fatto decisamente bene Luca chiedendoti di ...
Spero mai, l'entusiasmo di un bambino per le cose che amiamo
ci rende persone migliori!
LUCCA - 10 Agosto
Io da vero fan sfegatato (ho visto Mark Knopfler 5 volte e i Dire Straits nel lontano settembre 1992 a Roma - OES tour) ero presente a Lucca lo scorso 10 agosto. Sarà l'audio pessimo del palco (ho saputo che la band utilizzava il service del luogo) ed il caldo mostruoso ma a fine concerto non son rimasto particolarmente soddisfatto. Però, riascoltando la registrazione del concerto acquistata con la chiavetta USB al merchandising ufficiale mi son ricreduto sulla presunta "stanchezza" di Mark...
Suoni di chitarra splendidi e la voce, come il buon vino, che con gli anni migliora. Il tutto condito da una band favolosa.
Non parliamo poi degli aspetti squisitamente tecnico/chitarristici... che ne dite della Les Paul del '58? :-)
Saluti a tutti!
Re: LUCCA - 10 Agosto
Comunque da me aveva un volume davvero molto alto nel mix complessivo, ma devo dire che così si è sentito tutto il suo tocco.
Re: LUCCA - 10 Agosto
Inoltre su BR la sua Strat è accordata in MIb, quindi sotto lo standard.
Re: LUCCA - 10 Agosto
Per il resto mi sono veramente preoccupato delle condizioni fisiche di Mark. Le poche volte che si è alzato era molto instabile ed anche l'espressione degli occhi era un po' sofferente.
Nonostante tutto ha suonato alla grandissima...
--
Lorenzo
E non dire che non sai scrivere :)
Il concerto mi è piaciuto molto e sono stati fatti i pezzi che preferisco, però ho notato che a tratti si sentivano dei vuoti nel sound generale del gruppo, che penso dovuti a un fonico non entusiasmante...
P.s. Su internet correva voce che Mark avesse la sciatica..
P.p.s. Quando ha fatto il passaggio veloce nell'assolo di sultans si è sentito "ooooooohhhhh" :)
Dire Straits.Li ho visti negli anni 80 in ...
Bell'articolo
Ben vengano gli scritti che trasudano passione e punti di vista personali.
Per quanto riguarda Mark ha stile da vendere anche in questo, invecchiando le esperienze che hai vissuto sono obbligate a lasciare dei segni e non atteggiarsi sul palco a eterno Peter Pan non può far altro che rendere onore a questo "mostro sacro" vivente.
Il buon mark l'ho visto un paio di anni fa a ...
ciao
Io c'ero...
Confermo anche che l'audio non era al top, ma per fortuna lui era valorizzato a dovere ed era uno spettacolo sentire la sua chitarra uscire dal mix, con quel tocco e suono eccezionali.
Ancora complimenti a te per il resoconto!
"E se non puoi suonare con quella che ami, ama quella con cui suoni..."
tranquilli,mark sta bene
Proprio così,a Milano ha spiegato che un po' di tempo fa ha sofferto di sciatica.Ora sta meglio,ma il dottore Si è raccomandato : Mark,no disco dancing!
a Milano i suoni.dopo.due canzoni erano molto belli....
grandissimo concerto...
a parte il fatto
guardate come è rilassato Knopfler sul palco. ...
Re: guardate come è rilassato Knopfler sul palco. ...
complimenti!
Qui a Udine anche noi suoniamo un tributo allo ZIO MARK ( :D :D) e devo dire che l'insieme di brani che sta proponendo dal 2005 in poi non mi dispiace affatto.... a buon intenditor....
Ciao e complimenti ancora per le belle parole che hai scritto.
federico
glasgow sailors
mk tribute, Udine
once upon a time...
Beh che dire, anche io sono stato sempre un fan di MK, a lui il merito di avere una classe ed uno stile che rendono anche due note scontate più magiche del comune...
Ma gli anni sono passati, ed alla consueta malinconia di atteggiamento di Knopfler si è aggiunta la mia, che ho la metà dei suoi anni, ma non posso che constatare che un'epoca è passata, sia per quelli come lui, oramai sul viale del tramonto, che per i tanti come me che hanno goduto dell'eco di quegli anni, pur non avendoli vissuti direttamente, ed hanno colto l'emozione.
Il concerto è stato bello, ma un po' più monotono del previsto. Mark con ironia ha anche commentato con due parole il fatto che suonasse seduto, tra una canzone e l'altra: "The doctor said me 'No disco dancing' "... e poi ha aggiunto sempre ironicamente: "I like the chair", mi piace la sedia, addirittura con una battuta sul fatto che di tanto in tanto il manico della chitarra sbattesse contro la spalliera della sedia e... "It's something like a different playing..."
Viva Mark, onore a lui... sperando che abbia un figlio giovane che continui la sua storia (al solito cosa impossibile...).
ciao accordiani!!!
Alex
Grazie!!!
Re: Grazie!!!
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