
L'incontro è cominciato alle ore 16 per protrarsi fino alle 18 tra approfondimenti, esibizioni in solo e jam session finale a cui hanno preso parte gli insegnanti Pietro Condorelli (alla chitarra) e Marco Sannini (alla tromba) insieme ad alcuni promettenti studenti del corso di jazz del Conservatorio. Stefano non si è sottratto alle numerose domande degli aspiranti jazzisti dell'istituto, esprimendo sempre il suo punto di vista con la sua proverbiale simpatia. Ecco qualche stralcio dell'incontro.
Secondo te qual è il modo più utile per approcciarsi allo studio del jazz pianisticamente? Quali sono stati i tuoi riferimenti?
Sembra una domanda banale ma un giornalista non me la fa mai. Io ho iniziato andando a lezione da Luca Flores, avevo 13 anni. A me è servito, soprattutto a quell'età, perché sono stato colpito dalla magia: Luca mi scriveva un temino, poi lo suonava, e ogni volta lo eseguiva in modo diverso. Io ero convinto si fosse preparato delle versioni alternative. A 13 anni non capisci come fa, però pensi "quello è sempre uguale, quelle altre cose le cambia: perché?". Insomma mi sono trovato con un sacco di domande e una persona che poteva rispondermi. Niente sostituisce questo rapporto, però i dischi dei grandi maestri da ascoltare e trascrivere sono utilissimi, fanno fare uno sforzo pazzesco, e conviene partire da quelli che ti piacciono, perché non c'è una regola. A un certo punto cominciano a piacerti tutti, anzi, se te ne piace uno solo è pericoloso perché rischi di diventarne un clone. Leggere e suonare senza capire cosa sta succedendo è pericoloso perché è musica improvvisata, contiene errori che possono essere assimilati se non si usa il cervello.
Cosa ne pensi dell'attuale situazione musicale?
E' una domanda un po' retorica perché sai già cosa dirò! Musicalmente non c'è mai stata una generazione che ha avuto a disposizione così tanto materiale. Sotto casa mia c'era quel negozio e quel disco. Il vantaggio era che per cinque mesi ascoltavo solo quel disco e quindi quei venti dischi che ho comprato all'età di 13 anni sono stati i più importanti della mia vita. Lo svantaggio per chi oggi inizia ad ascoltare jazz è che in un colpo scarica tutta la discografia di Miles Davis, forse non ascolterà mai tutti i pezzi e non seguirà l'evoluzione stilistica dell'artista. E' come per la musica classica, ci si immagina Beethoven sempre vecchio, ma quando ha scritto per Elisa non è che era una pedofilo sordo! Ma anche altri, Mozart per fortuna… per fortuna è morto giovane!
Il jazz, dal punto di vista armonico, può portare oggi ancora innovazioni?
Le innovazioni oggi sono fatte soprattutto da persone che riescono a mischiare cose in maniera diversa rispetto a come le hanno mischiate prima. E' difficile che si arrivi a inventare nuovi suoni e nuovi sistemi armonici, è pur vero che noi conosciamo ben poco degli altri sistemi esistenti. In alcuni paesi non c'è il principio di tonalità, non ragionano in termini di tensione e risoluzione. Anche il blues è così, accordi di dominante che, almeno in teoria, portano tutti da qualche parte. Forse il trucco, usato da molto nel jazz, è quello di cercare negli altri sistemi. Un difficile ma importante passo potrebbe essere quello di distaccarsi dalle basi dell'armonia occidentale. Nel jazz queste linee guida ci sono sempre, nella struttura la concezione di solista ha fatto perdere l'idea iniziale di musica in movimento, gente che suona tutta insieme, non il solista avanti e gli altri in secondo piano.
Nel jazz moderno è spesso difficile riconoscere le strutture e identificare il brano se non dall'esposizione del tema all'inizio e alla fine, non trovi?
Questo è un problema derivato dal fatto che non esistono corsi per l'educazione all'ascolto. Bisogna saper ascoltare e riconoscere in quanto, spesso mascherate, le strutture sono sempre le stesse. Il jazz fa paura perché è improvvisazione, è sempre diverso, non dà appigli, e il pubblico moderno vuole conoscere ciò che ascolta, si sente spaesato altrimenti. Ci sono comunque situazioni in cui non hai modo di star lì a pensare alla struttura di un brano, l'ascolto richiesto è quello di un'onda di suoni, niente di più. Nel free jazz ad esempio: c'è una struttura? C'è un tema? stanno suonando tutti lo stesso tempo, la stessa tonalità? Sono generi di cui devi solo sentire l'energia, è come un treno che ti viene contro di corsa, se stai lì a pensare chi c'è dentro, com'è fatto, ti perdi… la bellezza dell'impatto… che esempio orribile!



9 commenti
massimo rispetto...
Quando me lo paragonano all'isterico "pianista" anguicrinito (si si, proprio lui, che a 41 anni continua a fare finta di averne 20...), le balle mi girano a elica.
Re: massimo rispetto...
Re: massimo rispetto...
Ma ormai è una terna fissa: Bollani, Allevi, Einaudi. E in quanti si renderanno conto dell'abisso che li separa?
Geniale
Tra qualche tempo (non ricordo se luglio o agosto) sarà ad Ischia con Chick Corea (!): da non perdere, per chi potrà!
Il
:-)
- John Hiatt -
www.anitadavideduo.com
www.youtube.com/anitadavideduo
www.reverbnation.com/anitacamarelladavidefacchiniduo
Ottimo. Bollani è un grande.
oooh.... finalmente uno che sà quel che ...
un grande, veramente!
Un gigante di bravura e di simpatia. Sto ...
Il chitarrista è un animale inquieto
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