Ha 30 anni e li dimostra tutti. Sì perché Brother to Brother, a 3 decenni dalla sua pubblicazione, non solo non ha perso un briciolo del suo profondo feel, del suo trascinante groove, della sua ricercata eleganza ma, anzi, ha acquisito il fascino “dei tempi andati”, tipico di ciò che, realizzato con qualità, competenza e passione, dura nel tempo.
Ma di cosa parlo? Parlo dell’album capolavoro di Gino Vannelli, relizzato, appunto, nel 1978 con il cantante/autore italo-canadese probabilmente all’apice della propria vena creativa.

Nato a Montreal nel 1952, dopo le prime esperienze musicali giovanili, Gino Vannelli si trasferisce a Los Angeles, dove la sua carriera riceve un forte impulso dal patrocinio di Herb Alpert, suo scopritore e produttore dei suoi primi dischi. Il suo personale stile, poliedrico e raffinato, ricco di influenze funk, jazz, soul, pop, rock va man mano delineandosi fino a The Gist of the Gemini (1976) e A Pauper in Paradise (1977), quarto e quinto album, che fungono da degno preludio a l’opera in questione.
Non sarei così incauto da rivolgermi ad una platea composta prevalentemente da chitarristi se non fossi certo di presentare un album che è sì scritto, arrangiato ed interpretato da un cantante/autore, nel quale, però, viene lasciato ampio spazio agli strumentisti ed alle loro performance. Lungi dall’imporre stucchevolmente la propria avvolgente e virtuosa vocalità, Vannelli ne fa la punta di diamante di un ensamble strumentale vivamente pulsante, ora prorompente e trascinante, ora sofisticatamente coinvolgente. Del resto Vannelli stesso è polistrumentista, batterista/percussionista in primis.
Il line-up vede schierati, oltre a Gino alla voce, Mark Craney alla batteria (e che batteria!), Leon Gaer al basso sinth, Jimmy Haslip sempre al basso, ma su tre brani, Joe Vannelli al piano, tastiere e background vocals, Carlos Rios alla chitarra (e che chitarra!), il tutto arricchito dalla presenza di calibri come Ernie Watts al sax, Manuel Badrena alle percussioni, Victor Feldman al vibrafono e le tre fantastiche background vocalist Stephanie Spruill, Julia Tillman Waters e Maxine Willard Waters. Se questi ultimi nomi non vi dicono nulla, provate a dare un’occhiata su Google.
A caratterizzare l’intero album è un sound che non esito a definire “tridimensionale”: sembra di ascoltare un live, con la sezione ritmica, quasi in primo piano, che non si limita ad “accompagnare” ma trascina letteralmente i brani, splendidamente suonati da un Joe Vannelli, raffinato e mai banale, che fa un ottimo uso dei sinth dell’epoca, ed in cui sono incastonati alcuni assolo di Carlos Rios che dovrebbero essere degli standard per ogni chitarrista che voglia degnamente fregiarsi di questa qualifica.
I brani sono nove, un ubriacante mix di sound e stili. L’album si apre in maniera trascinante con il funk di Appaloosa e The River Must Flow, per sfociare nella hit I Just Wanna Stop, il cui indimenticabile ritornello corale suona familiare anche a chi non ricorda di aver nemmeno mai sentito parlare di Gino Vannelli.
Già i primi tre brani sarebbero sufficienti a giustificare l’acquisto dell’album, con l’indimenticabile linea di basso ed il bellissimo solo di chitarra di Appaloosa, l’ammiccante falsetto di The River Must Flow, e la coinvolgente e romantica atmosfera di I Just Wanna Stop. A seguire ci sono il funky-soul di Love & Emotion e il jazz rarefatto di I Feel Like Flying, impreziosita dal basso di Jimmy Haslip e dal sax di Ernie Watts.
E’ il turno della canzone che dà il nome all’album, una pietra preziosa incastonata nel gioiello: parte con un break di Crane, che poi mozza il fiato per gli oltre 7 minuti del brano, in particolare nel duetto/duello con un pirotecnico Haslip, dopo quello che non ho paura di definire uno degli assolo di chitarra più belli della storia del rock (e comunque il mio preferito), il tutto “legato” dalle tastiere di Joe Vannelli, autore inoltre di un bridge quasi onirico. Su tutto si dispiega la formidabile voce di Gino che, come in tutto l’album sa accarezzare, come graffiare, essere melodica quanto ritmica (fantastico l’uso di consonanti che caratterizza il suo stile).
Quindi tocca a Wheels Of Life, romantica ballata che furoreggiava, insieme a I Just Wanna Stop, nelle cassette/compilation che i ragazzi realizzavano negli anni ’80 con intenti smaccatamente seduttivi, e alla sincopata The Evil Eye. L’album si chiude con l’appassionata People I Belong To, omaggio di Vannelli alla famiglia, un tema ricorrente nei suoi lavori, in cui spicca ancora il basso di Haslip che, con pochi sapienti tocchi, caratterizza l’intero brano.
In tutto l’album non si può non notare l’eccellente lavoro di arrangiamento dei cori, che ora fungono da strumento aggiunto, ora da “rinforzo” della voce solista, ora giocano, contrappuntandosi, con quest’ultima.
Le vette raggiunte da Vannelli in Brother To Brother, a mio parere, sono state successivamente avvicinate solo in Nightwalker (1981) e Yonder Tree (1995), sebbene scampoli della sua classe abbiano qua e là fatto capolino nella sua corposa produzione.
Se lo conoscevate, questa è l’occasione per rispolverarlo; se non lo conoscevate, spero di avervi incuriosito quanto basta.

23 commenti
Grande album!
Hai fatto bene a citare "Nightwalker" tra le vette della sua discografia (a mio parere, anzi, "la vetta" assoluta della sua discografia... vale l'acquisto solo per "Seek and you will find" e "Santarosa"!!).
Esempi straordinari di come la musica possa essere di grandissima classe anche quando lascia spazio alla fruibilità e, perché no, alla "vendibilità" in senso lato.
"Appaloosa" e "I just wanna stop", se non ricordo male, furono degli eccezionali successi di vendite, pur essendo pezzi composti, arrangiati e suonati in maniera straordinaria da grandi musicisti, nonché registrati con eccezionale qualità per i tempi.
Nel caso di questo grande autore ed interprete, uno tra i pochi a mio modo di vedere, commerciale non equivale mai a banale o detestabile!
Re: Grande album!
Gino Vannelli ha inanellato una fantastica serie di album, sempre contornato da musicisti fantastici. Anche il Live del qulae non ricordo il titolo è favoloso.
E' probabilmente uno di quei musicisti con cui tutti sognerebbero di fare un tour. Musica mai banale, tecnicamente impegnativa e comunque sempre piacevole da ascoltare senza per forza suonare cervellotica.
L'altra cosa fantastica è come queste composizioni reggano il tempo. Avercene altri così.
Paolo
Re: Grande album!
Suonare con lui? Un sogno, o un incubo. Il grande, e passato a miglior vita, Mark Craney (www.markcraney.org) racconta di come abbia dovuto fare il suo provino in una stanza della casa di Gino con tutta la famiglia, madre compresa, schierata davanti. Vannelli è un musicista molto esigente.
Re: Grande album!
Paolo
orecchie e curiosità
Primo perché non sta scritto da nessuna parte che un chitarrista non debba interessarsi ad una musica non prettamente chitarristica, come se per es, Astral Weeks e Moondance di Van Morrison che album chitarristici certo non sono, non siano da considerarsi dei capolavori quindi ben vengano recensioni come queste tese a creare una coscienza musicale più ampia e più approfondita.
Il problema (se così si può chiamare) che la fine degli anni '70 fu un periodo magicamente pieno di bellissimi lavori, dagli AC/DC ai Van Halen, Rainbow, Kraftwerk, il secondo dosco di Tom Petty & The Heartbreakers ... inoltre mi pare che proprio in quell'anno venne usato il termine industrial ... ce n'era d'avanzo per rendere impossibile seguire ogni genere.
Allora commerciale era sinonimo di scadente e fu un grande errore, la musica commerciale può essere suonata con grandissima classe e ascoltata con grande gusto e cosa da non trascurare, non è così facile ne da suonare ne da interpretare.
La caccia è aperta:-D
Lauro
Grandissimo
tale potenza sonora ma potenza intesa anche come bravura, qualità, maestria e suoni eccezionali. Per non parlare poi del chitarrista che non conoscevo, uno di quei mostri che viaggiano con disinvoltura sconcertante tra rock fusion e jazz.. Sono uscito dal teatro completamente basito e quel giorno mi sono convinto che i generi non contano, perchè a quei livelli la musica è musica e basta, e che musica.
.. e pensare che ...
Re: .. e pensare che ...
Black Cars è un pezzo pop dell'85, alquanto bruttino, ma che nel Live che ho citato prima a Pamaz suona alla grande.
Re: .. e pensare che ...
Nei locali non ci cagava praticamente nessuno (!!), tranne quei due o tre musicisti presenti che ci guardavano con l'espressione imbalsamata (!!!!)....
Comunque noi eravamo felicissimi di farli, ed anche il poppaccio di Black Cars siamo riusciti a complicarlo, spostando un accento nella frase di piano, che la seconda volta la facevamo inizare in levare un ottavo prima... che maniaci! - e ancora adesso, a distanza di dieci anni, sono orgoglioso di averli suonati -
Rimane solo la tristezza di pensare che un capolavoro come Brother to brother, dopo il culo che ti sei tirato per impararla, venga percepita come un'inutile lasagnone di sei minuti dal 99% della gente che lo ascolta nel locale, che ovviamente non coglie il fatto che, con quel materiale, oggi ci si costruisce un intero LP, che non riceve tutto quel turpiloquio di settime/none e quinte più di cui è infarcita la parte armonica del ritornello, che non percepisce che quel solo di chitarra è oggettivamente "difficile", eccetera eccetera.... arrivavamo alla fine di Santarosa, dopo quel tremebondo unisono di chitarra e basso, e facevano fatica ad applaudire: poi, nella pausa, si avvicinava il chitarrista/bassista di turno che, con estrema deferenza, chiedeva quanti mesi avevamo studiato quell'unisono che gli sembrava incredibile......
comunque è GRANDE MUSICA!
P.S. per dovere di cronaca, segnalo che il buon Gino ha anche partecipato ad un LP di Gianni Bella che, se non sbaglio, era intitolato Bella Donna - nel disco hanno suonato altri poveri cristi, tipo Gambale e Patitucci, se non ricordo male...
Re: .. e pensare che ...
Con il mio vecchio gruppo (1985/1987) non sono mai andato oltre Appaloosa, che era già un bell'andare.
Ora ho ricevuto una proposta per un gruppo cover di Vannelli, Wonder, Earth Wind & Fire, ma non ho tempo da dedicarci. peccato perché sarebbe una buona occasione.
Devo comunque dire che I Just Wanna Stop, The Wheels Of Life e Peaple I Belong To li ho spesso "usati" in spiaggia, invece della solita schiatarrata baglioniana, con esito più che proficuo presso il pubblico femminile. Meditate gente, meditate! ;~)
Però....
ho scritto io che sono del 66; credo che Lauro L27 sia mio coetaneo; tu che l'hai lanciata avrai tre o quattro anni più di me; Villani e Pamaz sono giù di lì anche loro; sotto c'è il commento di Jumpy64 che, a giudicare dal numero, sta lì anche lui; yaso credo idem..... quindi è il thread del gerontocomio?
possibile che, su ICSmila iscritti, tra tutti quelli che hanno letto le farneticazioni di noi vecchi bacucchi, non abbiamo almeno "suscitato la curiosità" di qualche giovinetto, chenneso, non dico duecento, ma UNO, uno che si sia sentito di scrivere "quella canzone è molto più vecchia di me, non la conosco ma sentendo il vostro entusiasmo mi sono incuriosito e mi sono procurato l'album"?
Poi, magari all'ascolto può piacere o no, ma nel momento in cui, per sbaglio, ti capita di leggere uno che incensa un disco che non conosci di un autore che non conosci, l'altro che gli tiene corda, l'altro che ha suonato quei pezzi e ne è orgoglioso, l'altro che ha consumato il vinile, l'altro che l'ha visto a Gubbio.... almeno, un dubbio ti dovrebbe venire... almeno un pensiero tipo "ma questi sono tutti rincoglioniti e sragionano oppure forse stanno parlando di roba che varrebbe la pena di conoscere o, se non altro, almeno di ascoltare?"
non so..... sono perplesso..... mi piacerebbe che qualche venti/venticinquenne (al quale il cognome Vannelli sia sconosciuto) scrivesse qui le impressioni sincere che ha avuto leggendo la pagina... se gli ha fatto venire un pizzico di voglia di spostare gli ottavi di black cars o di sentire santarosa o appaloosa, se poi ha visto il sito di Mark Craney, o ha ascoltato crazy life per sentire come suonava l'ovation..
non parlo di "ricambio generazionale": non voglio sentenziare che i Rush sono meglio ad uno che ascolta i Dream Th o che i Kraftwerk sono più bravi dei Depeche Mode o che Bublè copia Sinatra: qui si tratta di uno che, di fatto, forse a causa della particolarità del genere non ha avuto dei "figli importanti" che hanno continuato sullo schema ... rimane ancora solo lui (almeno, per quanto ne so....)
Voi che ne dite?
(e scusate per lo sproloquio)
Re: Però....
Che sottoscrivo tutto e ti abbraccio commosso.
Il motivo che mi ha spinto a scrivere l'articolo è proprio quello di voler condividere con altri quello che ritengo un prezioso tesoro.
p.s.: sono del 64 e sprizzo giovinezza da tutti i pori.
e' un disco che ho l
http://www.jalebimusic.com/home.html
http://www.trekearth.com/members/yasoda-nandana/photos
Re: e' un disco che ho l
Re: e' un disco che ho l
http://www.jalebimusic.com/home.html
http://www.trekearth.com/members/yasoda-nandana/photos
Bellissimo disco
"E se non puoi suonare con quella che ami, ama quella con cui suoni..."
Il live a Montreal
minkia che capelli aveva fine anni '70????
Incredibile
E' sempre emozionznte e così perfetto!!
La mia domanda è perchè non ne fanno *più* di dischi così!
...and don't forget the joker...
Accordi brother to brother?
leggo questo articol
A proposito mi piacerebbe che si parlasse più spesso anche di quel filone prog tutto italiano che ha sfornato musica e temi incredibili,vedi ad esempio Perigeo o Osanna e molti altri,ma che in tanti non conoscono o non ricordano come converrebbe fare.
Buona musica,qualunque essa sia,a tutti.
Video con accordi di Brother to Brother
brother to brother,scusate arrivo in ritardo ma non potevo tacere.....
Complimenti all'autore di questa magnifica recensione, segnalatami ieri da un'amica con la quale c'è stato un piacevole scambio di video del mitico Ginone su youtube!!! La recensione rende molto efficacemente l'importanza di un disco che io reputo PIETRA MILIARE della musica pop rock di qualità.In quegli anni hanno fatto dischi del genere e poi hanno buttato via lo stampo perchè diciamocelo, si rasenta il capolavoro..o forse lo è...E' un disco immortale, dove la sapienza tecnica si unisce al gusto per la melodia mai banale. Proprio in questi giorni sto valutando con il mio gruppo la possibilità d inserire in repertorio(facciamo covers) qualche pezzo del Gino tratto da questo disco ma vi confesso che sono molto intimidito(oltre che stimolato) al pensiero di confontarmi con siffatta bravura. A livello di questo disco accosto(per bravura e perfezione tecnica) alcuni dischi dei Toto (anche se non c'è n'è uno solo dei loro globalmente a livello di questo) e più di un disco degli Steely Dan(altri musicisti superbi).
Per finire, sono classe '66 e anch'io rimango basito nel constatare che i giovincelli non conoscano quasi per nulla chi sia il Ginone.
Peggio per loro.Io me lo sono goduto e me lo godo tuttora. E sicuramente presto costringerò mio figlio quattrodicenne tastierista ad un corso accelerato di questa miscela di pop, funky fusion strepitosa!!!!!
Re: brother to brother,scusate arrivo in ritardo ma non potevo tacere.....
Tuo figlio avrà un bel da fare... :D
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