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Eric Clapton, l'autobiografia

Più o meno ogni chitarrista ha cominciato a suonare da adolescente, su una chitarra insuonabile, stonata, con le corde altissime sulla tastiera. Ma pochissimi hanno avuto la costanza, la tenacia e le qualità necessarie a diventare davvero bravi. Una frazione di questi ha anche fatto i soldi, che per alcuni eletti sono stati davvero tanti. Ma solo uno si è trovato a passare davanti a un muro su cui qualcuno lo aveva paragonato a Dio. Eric Clapton, figlio di una donna un po' psicopatica, nasce nel Surrey nel 1954 e viene allevato dai nonni che si fingono i suoi genitori. Non è facile nel Surrey del 1945 essere un figlio illegittimo, è facile che qualcuno ti chiami "piccolo bastardo", il soprannome con cui il piccolo Eric scopre che quelli che credeva i suoi genitori sono i nonni. E' un trauma dolorosissimo, ma anche la chiave di volta della sua vita.

Comincia dal racconto dell'infanzia dolorosa l'autobiografia di Eric Clapton, scritta nel 2007, pubblicata in Italia da Sperling & Kupfler nel marzo 2008 e tanto poco letta da essere già reperibile a metà prezzo sulle bancarelle dei remainders. Vista e comprata per 9 euro, me la sono divorata in tre giorni. E' un libro tradotto malissimo, scritto un po' così, eppure di un'intensità straordinaria. 

La storia di Slowhand è unica e irripetibile, un mix di fragilità, coraggio, caparbietà, propensione alla dipendenza e confusione che mette i brividi, ma affascina almeno quanto le note che escono dalla sua chitarra. Il tunnel comincia presto, con l'alcol, prosegue con fumo, cocaina, ancora alcol e poi eroina, assunti in quantità industriali, fino alla metà degli anni '80. Eric è idolatrato dai fan, guadagna fiumi di denaro, è corteggiato da donne bellissime. Forse a un certo punto crede di essere davvero un po' dio anche lui, un dio fragile e insicuro, ma invincibile. E così devasta se stesso e le persone che lo circondano, distrugge amori e amicizie, ma soprattutto mette a serio rischio la sua carriera e la sua stessa vita.

Poi, all'improvviso, alla soglia dei cinquant'anni appare una nuova consapevolezza. Eric capisce che deve smettere davvero, una decisione che  manterrà grazie all'amore nuovo e sincero per una ragazza dolce e forte, che ha la metà dei suoi anni e lo rende padre felice e affettuoso di un esercito di bambine. In 10 anni - dal 1981 al 1991 - si "tira fuori" dalle dipendenze più devastanti, supera i traumi dell'infanzia e della morte del figlio Conor. Gli rimangono quelle innocue - orologi rari, scarper firmate, un panfilo- che asseconda con diligenza, pur continuando a considerarsi "una persona qualunque".

 

In mezzo a tutto questo, ovviamente, la sua chitarra, unica ragione secondo Eric della sua sopravvivenza. Una chitarra con alti e bassi, in stretta relazione con le sue condizioni, ma che ha segnato il cammino della sua vita, forse salvandogliela, sicuramente regalando al mondo milioni di note magiche, uniche e irripetibili. 

 Si parla poco di chitarra e molto di vita in questo libro, ma lo suggerisco a tutti. Perché aiuta a comprendere meglio un artista eccelso che forse con un "dio" ha in comune la capacità di far vibrare i cuori, ma che dietro la maschera di rock star nasconde una delicatezza interiore e una ricchezza di emozioni che è bello scoprire. Non ve lo perdete.

42 commenti

I miei complimenti

Per l'articolo che hai scritto, e per l'artista che hai scelto.
E le tue ultime parole sono davvero da sciogliere il cuore, prova del fatto che forse anche tra noi qualcuno che prova emozioni cosi fragili c'è, delle piccole rock star? No, semplicemente persone, e in quanto tali i nostri cuori vibrano, sotto le note di chi, come "Clapton God", riesce a far passare le emozioni attraverso un modo davvero unico e fantastico, la musica.
Sicuramente vorrò leggere il libro che ci consigli, e spero che lo vogliano fare tutti, perchè attraverso le azioni e ciò che passa nella vita un artista, ci viene permesso di capire anche le sue emozioni e le sue fragilità, che sono apprezzabili come rose in primavera.
Ancora i miei complimenti.
Buona giornata.

Eric

Clapton avrà avuto una vita ricca di contraddizioni (alti e bassi), ma ascoltare la sua musica ha contribuito in maniera determinante alla mia formazione di chitarrista.

Paolo_Gaspare

Aspirante neofita?

Non ci faccio una bella figura a dirlo, ma non ho neanche un disco di Clapton. Per qualche oscuro motivo, fino a poco tempo fa era una figura che mi ispirava antipatia.
Dopo aver suonato qualche giorno fa con un bravo chitarrista adoratore di Slow Hand, si è invece dissipata nel mio immaginario questa aura negativa, perciò vorrei provare ad avvicinarmi al suo ascolto. Quali sono, secondo voi, i dischi migliori attraverso i quali muovere i primi passi in una immagino vastissima discografia?

Re: Aspirante neofita?

Just One Night, classe 1978, senza ombra di dubbio. Secondo me è il suono Stratocaster più perfetto mai registrato.
Poi Slowhand, Another Ticket, 461. Trovo che suonino molto più datati, quindi più faticosi all'ascolto, i dischi dei Cream, peraltro importantissimi.
A me piacciono molto anche le cose recenti, ma Just One Night è un disco unico e irripetibile. Peccato non esista il video.

Re: Aspirante neofita?

Mi unisco ad Alberto nel consigliarti l'ascolto di "Just One Night", del 1980. Il doppio vinile l'ho letteralmente consumato (benché suoni ancora bene) negli anni del liceo e, qualche anno fa, mi è capitata l'occasione di acquistare il doppio CD a pochi euro. Non ho ascoltato l'edizione remaster, ma credo che il suono sia ancor più vivo e coinvolgente.

E' un album con il quale sono letteralmente cresciuto ed è ancora una grande emozione ascoltare brani come "Early in the morning", "Have you ever loved a woman", "Further on up the road" o "Blues power".

La Band di accompagnamento, poi, è sensazionale: Donald "duck" Dunn (basso), Chris Stainton (piano e hammond), Albert Lee (chitarra, tastiere e voce) e Henri Spinetti (batteria).

Brani come "Cocaine" e "Wonderful tonight" - che su "Slowhand" suonano, a mio sommesso parere, un po' spompati - si risvegliano ed esibiscono una vitalità sorprendente. La versione di "Further on up the road" immortalata in questo disco è addirittura migliore - sempre a mio modestissimo avviso - di quelle eseguite sempre dal vivo e registrate da Clapton su "EC was here" e su "The last waltz".
Il medley di "Rambling on my mind" (la cui prima versione claptoniana, per quanto io ricordi, è su "John Mayall's Blues Breakers With Eric Clapton") e "Have you ever loved a woman" è fulminante (ancora di più, forse, se si conoscono già le precedenti registrazioni dei due brani su "EC was here"). L'interpretazione - anche vocale - di "Early in the morning" è semplicemente struggente, con la voce che si strozza in gola o si fa roca a seconda dei passaggi e la mano sinistra che gioca con il bottleneck. Ed il lirismo chitarristico di "Double trouble" - un blues in tonalità minore - sembra aver ispirato lo Stevie ray Vaughan di "Tin Pan Alley" (e, infatti, tra i due brani non saprei, francamente, quale preferire).

Insomma, per farla breve, un disco quasi perfetto (ed il quasi è dovuto, nella mia modestissima opinione, alla presenza di una versione scialba di "Lay down Sally" e di una altrettanto priva di mordente "All our past times").

Re: Aspirante neofita?

bluesbreakers di john mayall.

Re: Aspirante neofita?

Sì, bè, certo, quello è e resta l'archetipo. Eppure io credo che se quel disco esprime già tutte le potenzialità di Eric, in Just One Night queste sono esplicite ed evidenti. Insomma, io comincerei da JON, passerei per Ticket e 461, dopodiché comincerei lo studio sistematico, inclusi gli yardbirds :-)

PS mi scuso per l'errore precedente sulla data di JON.

Re: Aspirante neofita?

"Layla and other assorted love songs" con i Derek&Dominos e la collaborazione dell'immenso Duane Allman.
Imperdibile, il miglior Clapton in assoluto.

Paolo_Gaspare

Re: Aspirante neofita?

Anch'io, in alternativa a Just One Night, ero tentato di indicare questo meraviglioso disco (Layla and other assorted love songs), oppure di tirar fuori dalla polvere i Blind Faith.

Ma Just One Night oltre ad essere stato il mio primo disco di Clapton (oltre venitcinque anni fa... ehm) è anche quello registrato meglio. Layla, infatti, è un disco dal suono poco definito, registrato in modo che mi sento di definire rudimentale. Il difetto - se si vuole - di Just One Night, al confronto con Layla, è quello di contenere esecuzioni "studiate", in cui non ci sono sbavature e nel quale, insomma, si improvvisa poco. Concordo, però, con Alberto: la miglior stratocaster mai registrata dal vivo con una simile pulizia di suono. Un punto di riferimento sonoro, prima ancora che artistico.

Certamente, però, Layla è un capolavoro. Impreziosito dalla presenza di artisti di indiscutibile talento e da una scaletta di brani pazzeschi (da Layla a Key To The Highway; da I Looked Away a Tell The Truth; da Bell Bottom Blues a Have You Ever Loved A Woman... fino ad una versione non dispezabile di Little Wing).

Poi, sempre di Clapton, trovo sia di pregio 461 Ocean Boulevard. Meno interessante - e qui non condivido molto l'opinione di Alberto - Another Ticket, che considero un disco dignitoso, ma minore (acquistato anch'esso molti anni or sono, dopo aver ascoltato con entusiasmo Just One Night: già al primo ascolto fu una mezza delusione).

Slowhand è un disco furbetto, bello ma non sensazionale, facile ma non corrivo, romantico senza essere sdolcinato. Con un occhio alla qualità ed uno alle vendite fu pubblicato in piena era punk ed andò (inaspettatamente?) benissimo. Registrato con la stessa combriccola di 461, non ci si deve aspettare, però, che dai solchi (ops! ...il vinile non si usa più molto) saltino fuori chissà quali perle chitarristiche. Cocaine è annacquata da una serie di (brutte) sovraincisioni (non ho mai approfondito, ma ho sempre nutrito il sospetto che alcune tracce di chitarra siano state registrate in diretta nel mixer, tanto è flebile - a tratti anemico - il suono della strato). Lay Down Sally e Next Time You See Her sono due brani che non ho mai apprezzato particolarmente (ma il primo, all'epoca, ha ricevuto il consenso del grande pubblico), mentre Wonderful Tonight e We're All The Way - pur senza essere propriamente blues - sono due belle canzoni (la seconda, ad onor del vero, non brilla per originalità). The Core si apre con un riff chitarristico coinvolgente e lo svolgimento del pezzo non delude l'aspettativa creata dalle premesse: bell'intreccio vocale tra la voce di Clapton e quella femminile di Marcy Levy, bel lavoro delle chitarre, una sezione ritmica trascinante. Dopo May You Never - una filastrocca mid-tempo, senza infamia e senza lode (a parte il suono dell'hammond) - partono le note di Mean Old Frisco, che, a mio sommesso parere, è il capolavoro nascosto tra le pieghe di questo disco Si tratta di un vecchio brano di Big Boy Crudup riarrangiato in modo straordinario. Il disco si chiude con l'ennesima (scontata) ballata - Peaches And Diesel - che non toglie e non aggiunge nulla al disco, pur offrendo un saggio della dolcezza melodica del chitarrismo Claptoniano.

Infine, tra i "nuovi" dischi di Clapton, l'unico che mi sento di segnalare è From The Cradle. Un buon disco registrato in presa diretta - cioè senza sovraincisioni - con un gruppo di supporto di notevole capacità e con un'ottima sezione fiati. Per chi vuole imparare a "sentire" il blues tradizionale è un buon punto di avvio: registrazione scintillante, esecuzioni impeccabili, il suono saturo e caldo della Gibson 335 alternato a quello tagliente della stratocaster. Un buon manuale di chitarra blues e, non del tutto inaspettatamente, una performance vocale di grande livello: Clapton, a mio modestissimo avviso, è diventato un ottimo cantante di blues.

Chiudo esprimendo, in sordina, un parere: non esiste "il miglior Clapton in assoluto". Non la si interpreti come polemica, ma un artista che è sulla breccia da oltre quaranta anni e che ha avuto vicende pubbliche e private come quelle di Clapton non può essere riassunto in un disco. Così come appare assolutamente smisurata la rilevanza che si attribuisce all'antagonismo Hendrix-Clapton (che, pure, c'è stato: il "famoso" invito al cinema - dopo l'esibizione Hendrixiana al Festival di Monterey - di Pete Townsend, da parte di Clapton, non è un'invenzione). Anche chi - provocatoriamente, spero - sostiene che Clapton ha suonato, per tutta la sua carriera, sempre lo stesso assolo dimentica l'evoluzione che ha subito il suono del sig. Manolenta a cavallo tra gli anni Sessanta ed i Settanta. Se poi - tacciandolo di ripetitività - si vuol dire che dalla metà degli anni ottanta ha badato al taglio dei capelli o alla linea delle giacche più che alla musica che suonava, io sono pienamente d'accordo: da dopo Another Ticket (1981) non trovo particolarmente interessante neppure gli album Unplugged, Riding with The King o Session For Robert Johnson.

Prima di allora, però, ci sono almeno tre artisti da scoprire: quello acido che scaricava note infuocate con i Cream; quello blues di Bluesbreakers With Eric Clapton e di Layla; quello pop di 461, Slowhand e Another Ticket. Just One Night, pur senza riassumere tutti gli aspetti di questo artista, ritengo possa offrirne un ottimo assaggio.

Re: Aspirante neofita?

-Chiudo esprimendo, in sordina, un parere: non esiste "il miglior Clapton in assoluto". Non la si interpreti come polemica, ma un artista che è sulla breccia da oltre quaranta anni e che ha avuto vicende pubbliche e private come quelle di Clapton non può essere riassunto in un disco.-

Concordo con te perchè la mia espressione a prima vista può sembrare un'atto di assolutismo, ma guardando oggi l'immensa produzione di Eric Clapton si può notare come tutti i suoi approdi e le sue derive erano già contenuti in quel disco (almeno in nuce) anche esistenziali.

Paolo_Gaspare

Il Bluuuuuuuuuues!

Senz' altro i dischi blues!
Ovvero quelli intrisi e grondanti scala pentatonica a piu' non posso, con relativa quinta bemolle (ma non troppo...)
Le sue cover mi sembrano molto indicate per studiarci sopra, a partire da ;" E.C. was here", in
cui "Drifting blues" gia' sembra iniziarti alle 12 battute 12 (e non una di piu'! , il blues e' quello e non ci piove...)
proseguendo con:
Unplugged---From The Cradle e cosi' via fino all' ultimo omaggio a Robert Johnson (ma non tanto per la verita').

Poi ci sono i dischi e i brani commerciali, i quali sono senz' a ltro la causa scatenante, sotto sotto, la tua
antipatia nei suoi confronti. Ma questa e' un ' altra storia.

Durante 20 anni di acquisto della rivista "Chitarre", beh, gli articoli che lo riguardano fanno parte della collezione costituita dalle pagine strappate ad esse prima di buttare via il resto (e sono tante, eh? molte di piu' rispetto ad altri chitarristi: vorra' dire pur qualcosa, no?)
brucelucio

Hendrix

EC è stato fra i primi chitarristi veri che mi è capitato di ascoltare e che mi hanno fatto innamorare della 6 corde, tra le cose migliori che ha prodotto metto ai primissimi posti l'unplugged per MTV.
Oltre al lato artistico mi incuriosiva anche il lato umano della persona, anche perchè è uno dei pochi miti contemporanei che comunque ci sono ancora, suonano e sono visibili; cosa magari pericolosa per chi come me ascolta per imparare piuttosto che per fare il critico d'arte.
Vengo al punto ci sono rimasto molto male sentendo un'intervista in cui raccontava che non vedeva l'ora che Jimi se ne andasse da Londra per tornare ad essere il numero 1, tra l'altro supportata da Pete Townshed stupito che il "non amico" EC lo avesse invitato al cinema per parlare proprio di Hendrix; ecco questo fatto mi ha molto ridimensionato l'artista e devo dire che poi non sono più riuscito ad ascoltarlo come lo ascoltavo prima.
Ale

Re: Hendrix

Vabbè, però devi pensare a chi era e com'era in quegli anni, devi pensare anche al percorso umano che ha fatto. E comunque, è sempre bene separare artista e opera d'arte, sennò si va sempre incontro a delusioni.

Re: Hendrix

Ciao Alberto, come avevo premesso era ed è una strada che considero "pericolosa" quella di voler conoscere in fondo gli artisti, ma come si fa ad amarli senza volerli conoscere?
La conoscenza del vissuto e dei loro pensieri ti aiuta e di molto nell'ascoltarli, e nel suonarli ti senti molto più vicino a loro, è ovvio poi che se caratterialmente non ti ritrovi con uno di loro magari questo ti porta ad allontanarti dalla loro musica, ma la stessa cosa ti può capitare con un amico con cui non leghi più molto salvo comunque rispettare quello che fa.
EC era stato si disgraziato un pò di rogne se le era trovate altre se le era cercate, ma lui era già fra quelli arrivati quando in molti stavano iniziando, aveva già manager che gli dicevano dove suonare e quando; forse nell'episodio del Monterey poteva rischiare di più mandando a quel paese il suo manager e fare quello che sentiva per lui e per il suo pubblico.
Ciao
Ale

PS: riguardo al nuovo sito visto che ho l'occasione un complimento a tutti quelli che ci stanno lavorando, si sente che c'è una presenza costante e le novità meritano, soprattutto le collaborazioni con i tecnici gran bella novità che aiuta ad avere subito un parere professionale.

Fantasia?

Per me clapton nella sua carriera ha sempre e solo suonato un un unico assolo. Sepre lo stesso rimescolato riadattato...e niente altro. A me di clapton piacciono solo le compagne che ha avuto! Nessuna fantasia, nessuna innovazione, nessuna "scappatella" dal chlichè del chitarrista blues. Come compositore non ha mai scrittu nulla di eccezionale. Penso sia stato un "sopravvalutato".
Se clapton non fosse mai esistito...non se ne sarebbe accorto nessuno!

Fuori dal coro

Journeyman, 1990

Album ricco di poppettoni ruffiani.
Senza nulla togliere al resto, senz'altro notevole, sono particolarmente legato a questo "momento" di Clapton perchè dopo quest'album fece diverse serate alla Royal Albert Hall (documentate in "24 Nights") dalle qualli venne estratta 1h di concerto della 4 piaces band che videomusic "mi regalò", e con la quale ho imparato, partendo dalla mia preparazione nulla, ad abbozzare l'improvvisazione degli assoli (e Clapton in quei pezzi live ne fa tanti, tutti diversi!!!)
"Signore è stata una svista, abbi un occhio di riguardo per il tuo chitarrista..."

Altri titoli, altre emozioni

Ciao colonnello, volevo partire rispondendo alla tuo post con il quale non concordo. Non temere il mio non è un tono polemico, non mi permetterei mai (senza considerare che io ho 17 anni e sono uno dei piu giovani da queste parti, e ho solo da imparare). Te la voglio esporre cosi. Probabilmenti valuti la poco fantasia di Clapton in quanto alle tue orecchie suona tutto più o meno "standard", nel senso che altre mille volte avrai sentita quelle note 1a 4a e 5a, quei passaggi e quegli assoli. Ma se ci pensi, è proprio da li che viene lo standard che abbiamo in esame adesso no? Cioè, a suo tempo anche lui rappresentava una più o meno novità. Naturalmente il paragone compositivo con gente come Beck o Page, suoi "compari" negli yardbirds non regge, data la loro spiccata natura sperimentale. Ma forse quello che oggi viene considerato classico, è proprio con lui che viene etichettato come tale.
Come compositore..be ascoltati pezzi come tears in heaven, che tutto è tranne che una canzone stupida; un concentrato tale di emozioni e tenerezza si è sentito davvero poche volte.

"Se clapton non fosse mai esistito...non se ne sarebbe accorto nessuno!"

Con questa tua affermazione hai fatto cadere in basso il tuo post che se anche contrario alla musica di E.C. poteva essere considerato interessante e rispettabile in quanto riflesso di una tua opinione.
Questo poichè Clapton è conosciuto in tutto il mondo, da tutte le generazioni, da tutti i musicisti.
E da altrettante altre è amato come artista. Ma la cosa che mi rende piu contrariato è che tu cosi forse lo annulli anche come persona. Anche se forse non è un esempio da seguire in molte delle sue disgrazie e periodi di vita, penso che abbia molto insegnato a schiere infinite di musicisti, come capacità di mostrare la musica come "interno di se stesso". Non a caso nel programma della berkley (la scuola di musica piu stimata del mondo) viene studiato in piu corsi e in piu generi.

Per cio che riguarda gli album oltre a quelli già citati (Just one night, unplugged in new york) vorrei consigliare anche il tributo a R. Johnson nel quale sfoggia le sue abilità insieme a musicisti come Doyle Brahmall II, N. East.
Come dimenticare il suo album con B.B. King "Riding with the king", ove gusto e piacere nel suonare si sentono a tal punto da vibrare sotto la pelle.
E naturalmente tutti i vari crossroads, festivals organizzati a scopo di beneficienza dalla Antigua Center, comunità recupero tossico-dipendenti (non so se di proprietà o solo gestita da Eric), che mi hanno dato modo di scoprire tanti altri musicisti con i contro cazzi.

Buona giornata

un libro interessante

Settimana scorsa mi chiama il Preside (io insegno) in ufficio..mi aspettavo qualche solita circolare fumosa sulla didattica.. l'approccio socio-psico-pedagogico e balle del genere. Entro e mi dice: leggi questo libro. Era appunto l'autobiografia di Clapton. Sai, mi dice, nel '68 ho fondato il primo e, credo, unico John Mayall fan club della bergamasca! Mi viene da ridere! Com'è cambiata la scuola gli dico!! Solo qualche decennio fa ci compravamo gli LP dei Bluesbrakers ed eravamo tra i banchi. Ora ci scambiamo le stesse impressioni, ma siamo dall'altra parte! Ci siamo fatti un blues, gli ho passato The Road di McCarthy e vivamente consigliato l'Agota Kristof e mi sono letto questa autobiografia. Non sono mai stato un fan di Clapton, ma stiamo parlando di musicisti che hanno aperto una strada nel buioi, tanti e tanti anni fa, quando non c'erano che pochissimi riferimenti e ogni musicista si costruiva per conto proprio, il proprio stile. Visti con l'occhio di oggi possono sembrare un po' troppo naif, ma, caro "colonnello", allora, questi musicisti erano dei veri pionieri, in un mondo nuovo e speduto, dei veri precursori! Quello che è venuto, facile, dopo, è dovuto a loro. Fontana tagliava le tele, i Dadaisti esponevano pisciatoi e, di fronte all'arte moderna, in tanti ancora dicono: "ma sono capace anch'io!!!". Certo, ma lui l'ha fatto prima di tutti. Clapton ha fatto emergere la chitarra, le ha dato luce e ribalta. Altri lo hanno seguito e certamente superato, ma lui è una milestone. I suoi lavori solistici sono, a parte rarissime eccezioni abbastanza penosi e bolsi, figli dei salotti, di quel pop brutto e facile (proprio il pop che lui disprezza nel suo libro..) e banale e della mancanza di creatività di scrittura. Wonderful tonight ha, per altro, un testo penoso, da bambino di terza media. Ma quando suona il blues, quello vero, (non le session di Johnson) C'E', c'è totalmente. Lo suona facile, fluido, perchè è uomo di blues. Il libro mette in luce un uomo, sorprendentemente interessante, semplice, fragile, per niente la rock star superficiale e banale che pensavo fosse. E' una lettura consigliata.
www.notforsale-band.it

Re: un libro interessante

Fammi capire, sei un fan della Trilogia della città di K? Uno dei miei libri di culto...

Re: un libro interessante

yes man! Grande libro la trilogia!!
www.notforsale-band.it

Re: Altri titoli, altre emozioni

ricciolo, io ho 36 anni haimè!!! più del doppio dei tuoi, suono la chitarra da quando ne avevo 14 quindi da più tempo di quanto hai vissuto tu fino ad ora. Ho tutta la discografia di clapton, l'ho visto tre volte dal vivo, e quando avevo la tua età suanavo covers di clapton, quindi penso di conoscerlo abbastanza. E non posso negarti di non essere comunque "affettivamente" molto legato a lui. Si! La musica che si ascolta quando si è giovani...porterà con se sempre bei ricordi. Ma i giudizi musicali devono essere scevri da coinvolgimenti "emotivi".

Andiamo con ordine:

1) Lui non è un classico ma si è ispirato ai classici, però non è mai progredito, se tu senti i suoi pezzi di trent'anni fa suonano esattamente come i più recenti (se non peggio!) non ha mai cercato di innovarsi di imparare di proporre qualcosa di nuovo. Io capisco che uno possa suonare il blues e basta ma se suoni sempre la stessa cosa per trent'anni non puoi certo essere considerato un grande.
2) Li è diventato famoso non per tears in heven (che io trovo banale e scontato...musicalmente, sul significato invece...niente da eccepire) ma per brani quali Cacaine, I shot the sherrif, layla....e molte altre che non ha scritto lui.
3) il suo grande problema è quello di essere stato "coetaneo" di hendrix non potendone assolutamente reggerne il confronto. Anche Jimi suonava quasi esclusivamente la pentatonica, ma...su un altro pianeta. Hendrix ha portato dieci anni in avanti la storia della chitarra elettrica aprendo nuove strade fin ad allora inesplorate. Vedi...se per assurdo (e sottolineo se...) non fosse esistito hendrix...non ci sarebbero stati i vari Van Hallen, Angus Young, Steve Vai....

Se tu stai iniziando a suonare adesso...fai bene a sentire clapton, comunque è bene cominciare dal blues, ma vedrai tu stesso che dopo qualche anno ti annoierai a suonare la pentatonica con la quinta bemolle....e vorrai andare ad esplorare territori diversi, allora comincerai ad ascoltare...prima SRV, poi Eric Johnson, poi Robben Ford, poi Scott Henderson....poi vedrai che anchetu la penserai come me.

Re: Altri titoli, altre emozioni

Questo tuo giudizio vale per la maggior parte dei bluesman.

Di tutti i chitarristi di quegli anni qual'è che ha cambiato radicalmente modo di suonare?


"il suo grande problema è quello di essere stato "coetaneo" di hendrix "

Io credo sia difficile paragonare qualunque chitarrista ad Hendrix, nessuno dei suoi coetanei avrebbe potuto reggere il confronto.

Se ti piace il blues Clapton è un ottimo bluesman, se vuoi ascoltare anche altri generi, ascolta altri e non lui, lui suona blues, gli altri generi li ha solo sfiorati...


"prima SRV, poi Eric Johnson, poi Robben Ford, poi Scott Henderson....poi vedrai che anchetu la penserai come me."

Beh parli di generi diversi e comunque quasi tutti questi chitarristi hanno un loro stile una loro timbrica, che li identifica...
Quidi anche loro alla lunga diventano monotoni :-)

Re: Altri titoli, altre emozioni

Lucius ti vorrei fare una domand...che mi sono posto un sacco di volte pure io!! Secondo te se jimi hendrix fosse vissuto fino ad oggi...che musica avrebbe fatto? Che chitarre avrebbe utilizzato? che effetti...ampli ecc. ecc.?

(ovviamente nessuno di noi potra mai avere una risposta ma ognuno puo' eprimere il suo parere ;-) )

Re: Altri titoli, altre emozioni

Infatti non c'è risposta, posso dirti che quasi tutti gli altri hanno continuato a suonare più o meno le stesse chitarre, più o meno la stessa musica, la tecnologia ha fatto grandi passi quindi sono cambiati molti suoni ed effetti, ma se ascolti gilmour...Suona una strato Page la LP BB King la Lucille (hehehe)

Re: Altri titoli, altre emozioni

- i giudizi musicali devono essere scevri da coinvolgimenti "emotivi" -

Sono un po' OT perché non entro nel merito di EC, ma leggendo mi ha colpito la tua affermazione, siccome io sono uso a valutare un brano dall'impatto emotivo.

Mi permetto, cordialmente, di dissentire, Colonnello.
La tua affermazione è frutto del tuo modo di vedere le cose, rispettabilissimo, ma se l'ascolto di una musica (e questo è il mio parere) mi emoziona questa musica ha "qualcosa", magari non sappiamo spiegare cosa, ma ce l'ha.

Ciao
Genna
Stare del bistengo dei moscardini tacamorra di un mistico sole di Montorsi

Re: Altri titoli, altre emozioni

Genna...ovviamente non intendevo quello che pensi tu!!! Mi sono "capito" male ;-) Non volevo dire che la musica non deve avere coinvolgimento emotivo! Intendevo rimarcare un altro concetto. A volte sentendo "L'estate Sta finendo" dei fratelli Righeira io ripenso alle spiagge di soverato e alle prime effusioni amorose, alla spensieratezza dei quindici anni, alle prime esperienze di vita "da adulto"...e questo fa secernere al mio ipotalamo delle endorfine che mi rendono felice...ma proprio perchè il coinvolgimento emotivo non è legato direttamente alla musica, ma al ricordo che questa musica "risveglia" in me! Lo stesso vale per EC io ricordo quando passavo le ore a memorizzare il riff di Layla e nel contempo ricordo la spensieratezza di quegli anni. Ma se devo giudicare ora, la musica di EC, non la trovo affatto coinvolgente....se non per il ricordo della mia gioventù!!!

Re: Altri titoli, altre emozioni

Si chiaro... Adesso ti ho "spiegato" meglio! ;o) Scusa il fraintendimento. Ma, come dicevo, valuto emotivamente, ed anche in questo caso s'è visto!
Ciao!
Stare del bistengo dei moscardini tacamorra di un mistico sole di Montorsi

Cream !

Io credo che si stia sottovalutando l'importanza di Clapton nei Cream.Tutto l'hard rock degli anni '70 credo non esisterebbe senza di loro. Gli Experience di Hendrix furono messi su da Chandler (menager di Jimi) sul modello dei Cream, i Black Sabbath facevano cover dei Cream, i Blue Cheer si sono ispirati ai Cream, eccetera eccetera. Ovviamente ho semplificato un po' le cose.
Tutto ciò che Clapton ha fatto fino ai Cream (Bluesbreackers e Yarbirds compreso) ha cambiato il corso della musica e ispirato generazioni di musicisti !
Saluti
long life and prosper
www.myspace.com/ilpastonudo

Re: Cream !

sono quasi completamente daccordo... oltretutto ci risparmiavano la voce di Clapton:-) Sugli Yardbirds sono meno daccordo... alla fine ascoltando quelli con Clapton e con Page, ritengo che la formazione più originale innovativa è quella Jeff Beck e Keith Relf...

comunque, nel bene e nel male, Clapton ha attraversato e fatto quasi mezzo secolo di storia del rock

Clapton e......

..... pentatoniche.
Ciò che ha fatto grande Clapton e' si il fraseggio "saldato" sui ben noti 4 blocchi di pentatoniche tanto care ai bluesman classici, ma suonato con il cuore.
E' molto difficile IMHO riuscire a trasmettere emozioni variando continuamente una banalissima pentatonica e il buon Enrico il Cleptomane lo sa fare benissimo.
Facile invece e' emozionare con un uso smodato di tecnica, velocita' e virtuosismi vari.
B.B. King docet....

Goodbye Glen !
Carlo (Grappero forever)

Blackie

Un mio amico - gran Claptoniano - è convinto che con la vendita di Blackie EC abbia suggellato la chiusura dei conti con i demoni del suo passato. E' l'unica spiegazione convincente di un gesto altrimenti inspiegabile.

Qualche lume nel libro?

C

Re: Blackie

La necessità di denaro per il centro di recupero. Una buona ragione, anche se difficile da digerire. Una ragione da un milione di dollai

Colonnello, vorrei p

Colonnello, vorrei partire dicendoti che apprezzo ciò che hai esposto per la tua correttezza (mi sono accorto, rileggendolo, che il mio post poteva essere un po riduttivo rispetto alla tua persona), percio ti chiedo scusa.
Vorrei precisare che comunque dall'alto dei miei 17 anni (anzi, dal basso), suono da quando ne ho 5, ascolto tutta la musica, tutta, con una predilezione per blues e rock. Dai vari Robben ford, SRV, BB King, e attraverso il rock classico: led zep, deep purple, etc, per arrivare a Larry carlton, Vai, Mike stern, jeff beck, etc..
E non a caso ti ho citato il programma della berkley perchè l'ho frequentata l'anno passato e continuerò a farlo anche in questo.
Penso quindi di essere arrivato ad una discreta evoluzione musicale, attraverso vari gruppi nei quali suono, e i vari generi affrontati (dal blues rock al metal, fino allo sperimentale), con tanto di registrazioni e esperienze da session man. L'evoluzione di cui sto parlando è solo personale, e come ho detto io devo ancora solo imparare.
Comunque sono convinto che se c'è una cosa che non si puo imparare sono le emozioni, e la relativa capacità di "trasferirle" in cio che suoniamo, magari animati da uno spirito auto-critico, che ci consenta di ascoltarci da fuori e valutare piu o meno oggettivamente cio che suoniamo (comunemente la chiamo modestia, cosa che spesso manca alle persone normali, me in primis, mea culpa, lo ammetto..:-)
Ma tirare fuori i propri sentimenti attraverso un corpo esterno, e riuscire a raccontare una storia attraverso legno e corde..be ci vuole un'anima davvero prorompente, una dose di "feelings" impetuosa.
Per questo stimo cosi Clapton e le sue "lente mani".

"E' molto difficile IMHO riuscire a trasmettere emozioni variando continuamente una banalissima pentatonica e il buon Enrico il Cleptomane lo sa fare benissimo."

Sono d'accordissimo con jimi64. Del resto è quasi un po stupido definire Clapton un guitar heroe come possiamo definire malmsteen o petrucci, ma un guitar heroes sotto tanti altri punti di vista. Insomma un personaggio ammirabile.
Del resto vorrei mettere alla prova il chitarrista medio: probabilmente il 99% riesce a eseguire i passaggi e le note di Clapton, ma solo una percentuale X (comunque davvero piccola) riuscirebbe a tirare fuori la stessa quantità di sensazioni (non parlo di tocco o gusto nel suonare, ma solo di emozioni trasmesse.

Grazie
Buona serata

Mi ha colpito la par

Mi ha colpito la parte della biografia dove registrandosi con un tape recorder portatile riascoltava la parte e la ripeteva fino che non era accetabile , lo facevo un tipo piu' "casuale".
Grande artista!Uno dei pionieri dell'elettrica prima ed ottimo cantante poi.

Hat off to Eric!

Eric e Hendrix erano amici

Guardate che i due erano grandi amici, tutto il resto è una gran balla.
Sul libro Eric lo dice chiaramente, i due usciva spesso insieme a fare il giro dei pub e fare qualche jam insieme. Il giorno della morte di Hendrix i due dovevano vedersi ad un concerto e Eric gli prese una fender mancina per regalargliela. Purtroppo quella sera Jimi non arrivò mai.
Riguardo al resto della discussione, Eric è uno dei miei preferiti, forse veramente il mio preferito. Ha un feeling con lo strumento incredibile, trasmette emozioni (che poi dovrebbe essere la cosa più importante) e quando suona blues è imbattibile secondo me.
Il libro non è la classica autobiografia piena di cavolata, è ben scritto ed Eric si mette a nudo non tralasciando nessun particolare facendo uscire tutta la sua umiltà e semplicità.

Re: Eric e Hendrix erano amici

Nessuno ha detto che non fossero amici, si è solo fatto presente che ad un certo punto la visibilità di uno (EC) fosse oscurata dalla smisurata bravura dell'altro, questo è un sentimento più che umano, anche se è giusto come ha detto qualcun'altro che chiunque sarebbe passato in secondo piano confrontato a Jimi in quel momento.
Io ho solo riportato una frase di EC documentata dall'intervista visibile sul Rock-Documentario "Jimi Hendrix" in cui dice che nel momento in cui Jimi lascerà Londra lui tornerà ad essere il n°1, questo da parte di un'artista è abbastanza criticabile, ma non certo dal punto di vista musicale.
Dopodicchè la loro amicizia era sincera tutti e due avevano da imparare dall'altro per vari aspetti.
Ciao
Ale

Re: Eric e Hendrix erano amici

Vedi, io quel commento l'ho inteso in un altro modo. per me quello era un omaggio a Jimi, con cui EC (a modo suo, da egocentrico narcisista qual è) ammette la superiorità di Hendrix. Peraltro non condivido che in questo campo si possa parlare di superiorità, soprattutto a questi livelli. Personalmente, con tutta la venerazione per Jimi, dovendo scegliere cosa ascoltare tra i due sceglierei EC 9 volte su 10, è infinitamente più facile, ascoltare Jimi a volte è quasi un lavoro.

Re: Eric e Hendrix erano amici

Interessante chiave di lettura, non ci avevo pensato, proverò a riguardarlo in quest'ottica e rispolvererò la discografia di EC.
Buon lavoro Alberto

Ale

Semplicemente favolosa

Ho finito questo libro/autobiografia già da un po di tempo...devo dire che mi ha veramente appassionato molto..a tratti è anche abbastanza comico.

Lo consiglio vivamente a tutti

Io amo il Blues...

EC & Robert Johnson

Vedo che nessuno parla dei due CD tributi a Robert Johnson. Saranno anche scontati e banali (io pero' non lo credo), ma hanno fatto conoscere il Grande Padre alle nuove generazioni di chitarristi blues. Ascoltare l'originale RJ degli anni '30 e' , come dice Alberto, un lavoro, una missione per iniziati. Ascoltare RJ fatto da EC (a parte la versione Cream di Crossroad, che non mi ha mai convinto perche' troppo gratuitamente esibizionistica) e' un piacere, te lo fa apprezzare, ti invita a mettere su l'originale e a capirlo meglio..
Puristi affilate i vostri pomodori marci, sono pronto e consapevole del mio destino.
Aggiungo: ai tempi di In The Cradle alle Jam Session della mia citta' (Milano) i giovani hanno smesso di fare Hey Joe giocando a chi faceva piu' casino (povero Jimi) e hanno cominciato a fare Muddy Waters, Freddy King...con piu' attenzione, piu' testa e meno mani. Adesso, da un paio d'anni, finalmente fanno anche RJ, senza distorsori a manetta, senza assoli ce l'ho duristici.
Anche per questo EC is God.

Roberto Oggionni

Re: EC & Robert Johnson

Io ho citato sia il tributo a Johnson, che peraltro non e' che mi abbia entusiasmato granche', sia il magnifico Unplugged, sia il " Dalla culla alla tomba"...
Ribadisco che questo e' l' Eric che preferisco: il blueseman che c' e' in lui.
Beninteso che non e' neanche paragonabiole a Stevie Ray V aughan e Jimi Hendrix era il VERO ed unico dio ("d" minuscola, doveroso), il vero spartiacque.
Io ancora non ho capito chi fu che scrisse quella frase (al tempo della Crema? E su piu' muri o solo su quello? Da un singolo schizato? Era una tendenza del momento? Boh!), pero' mi pare emblematico e consolatorio, per noi comuni mortali, il fatto che quella frase sia stata inquadrata proprio mentre un cane gli...orina addosso, eheheh....
Il dio si e' fatto uomo....
brucelucio

Re: EC & Robert Johnson

Mi pare più che fosse nel periodo dei Bluesbreakers di Mayall, quando imperversava col suo Les Paul in Marshall...

Beh, a me Clapton piace pure tanto, ma Dio...insomma...
Comunque di Dio ha una qualità essenziale: l'ONNIPRESENZA. Enrico il Claptomane è stato inserito ben 3 volte nella R&R Hall Of Fame (Yardbirds, Cream, carriera solista) e scusate se è poco...un personaggio influentissimo che ha attraversato praticamente tutte le epoche del rock. La longevità (artistica e musicale) è una qualità non trascurabile che contribuisce a volte a creare o quanto meno alimentare un mito: Hendrix, ad esempio, sarà stato senza dubbio un mostro di creatività, ma è stato (sfortuna sua, e nostra) praticamente una meteora...chissà cosa altro avrebbe potuto combinare se fosse vissuto di più...
Clapton invece ha vissuto tutti i grandi mutamenti della musica popolare di fine '900 con la chitarra in spalla, mantenendo sempre uno stile distintivo e molto elegante: non si contano i musicisti che fanno riferimento al suo playing come fonte di ispirazione (i nomi sono sempre quelli: Hendrix, Clapton, Gilmour...) e che devono al Claptomane parte del loro fraseggio...e anche chi avesse voluto distaccarsi dagli schemi del rock-blues, avrebbe dovuto sempre farlo in contrapposizione al SUO prepotente stile...ovvero c'è Clapton e anti-Clapton...o lo ami o lo odi (altra caratteristica "semidivina"?).
Ancora una volta, scusate se è poco...ma Dio continua a essere troppo...:-D

Comunque, che piaccia o meno, senza la chitarra di Clapton, la storia della chitarra stessa, il vocabolario musicale di certo rock e i parametri che definiscono in tale contesto il "Suono" senz'altro non sarebbero stati gli stessi...

SaluTONES!!!

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